Contatti Grilli-Ponzellini sul cambio in Bankitalia

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30 settembre 2012 di Stefano Melia


Nella corsa alla successione di Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia – che giusto un anno fa era ancora in pieno svolgimento – spuntano delle telefonate tra l’allora direttore generale del Tesoro e oggi ministro del l’Economia, Vittorio Grilli, e l’allora presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, che dallo scorso maggio è agli arresti domiciliari accusato tra l’altro di corruzione privata. Ieri il quotidiano La Repubblica ha rivelato che dal l’inchiesta milanese emergono carte da cui Grilli chiederebbe a Ponzellini di rivelargli dettagli sulle riunioni governative per la scelta del nuovo vertice di Via Nazionale. Una di queste riunioni – oggetto di conversazione tra Ponzellini e il suo ex braccio destro Antonio Cannalire, anche lui agli arresti, che si era interessato della vicenda attraverso suoi contatti – è del 29 luglio 2011 tra il premier del tempo Silvio Berlusconi e Draghi (presenti Alfano, Bonaiuti e Letta, secondo la ricostruzione), il quale, riferirebbe Cannalire a Ponzellini, «è stato molto freddo, distaccato». E sempre del 29 luglio è una telefonata tra il dg del Tesoro e il banchiere in cui Grilli avrebbe sollecitato massima prudenza nei loro contatti, vista la situazione di Bpm, e anche una qualche presa di contatto con Bersani in vista delle consultazione per la nomina. Sulle rivelazioni di Repubblica nessun commento dal ministero dell’Economia.
La vicenda della nomina alla guida della Banca d’Italia, in effetti, è durata per mesi e ha visto un braccio di ferro del tutto inedito nella storia della banca centrale. All’indomani del via libera a Draghi alla Bce – il 24 giugno 2011 – iniziò una sorta di testa a testa tra il dg di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, sostenuto da Draghi, e Vittorio Grilli, appoggiato da Tremonti e Bossi, corsa a cui si è aggiunto poi Lorenzo Bini Smaghi. Alla fine, il 20 ottobre Berlusconi, d’intesa con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, decise per Ignazio Visco. E il 12 novembre, meno di un mese dopo, Grilli divenne vice ministro del governo Monti, e quest’estate è salito alla massima carica di Via XX Settembre.
Dalle telefonate intercorse tra Grilli e Ponzellini rivelate da Repubblica sembrerebbe, dunque, che il pretendente alla massima carica dell’organo di vigilanza bancaria si rivolgesse a uno dei soggetti vigilati per ottenere appoggio e sostegno nella propria corsa per palazzo Koch. Inoltre le telefonate sarebbero state fatte a fine luglio (Ponzellini uscirà dalla Bpm in ottobre) in un periodo in cui la pressione di Banca d’Italia nei confronti della banca sotto la sua gestione era già piuttosto pesante. L’ispezione alla Bpm si era conclusa ai primi di marzo del 2011 e sarebbe sfociata in un giudizio parzialmente sfavorevole e nelle sanzioni irrogate nel febbraio 2012 da una Bankitalia già retta da Visco. Vanno poi ricordate le prese di posizione di aperta critica espresse pubblicamente in quei mesi da Anna Maria Tarantola, ora presidente Rai, e ai tempi vicedirettore generale di Bankitalia, sulle particolarità della governance della Bpm. In dettaglio nel rapporto ispettivo della vigilanza si passavano in rassegna tutti quegli episodi che avrebbero, in seguito, portato al l’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Milano su alcune operazioni di finanziamento della Bpm. Inchiesta sfociata, come già riferito, nell’arresto di Ponzellini, tuttora ai domiciliari. A cominciare dai rapporti con Francesco Corallo e sui finanziamenti erogati dalla Bpm alle sue società Atlantis e Bplus, per proseguire con le anomalie del rapporto con il super consulente Cannalire. E andando ad analizzare persino gli storici rapporti di potere interni alla banca. Retti, storicamente, da una diarchia formata, da una parte, dall’associazione amici della Bpm, sciolta pochi giorni or sono (i dipendenti soci che controllavano il voto assembleare) e dal l’altra dai consigli di volta in volta eletti. Il rapporto ispettivo, invece, non faceva menzione di un’altro capitolo rilevante. L’emissione del prestito convertendo 2009-2013, che sarebbe finito poi nel mirino dei magistrati dando origine ad un’altra indagine penale.

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