Eustachio Allegretti, presidente Assomea: “Mediatori e agenti devono essere pronti a rimboccarsi le maniche per cercare di capire come rispondere in maniera professionale ai requisiti previsti dalla nuova legge e alle sfide che hanno davanti”

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29 ottobre 2012 di Stefano Melia


“Molti hanno creduto di vincere alcune battaglie, ma hanno perso la guerra. Noi invece abbiamo preferito evitare di prendere parte a scontri che giudicavamo inutili e ci siamo concentrati sin dall’inizio su obiettivi concreti che sapevamo di poter raggiungere. Il nostro giudizio sul testo del secondo correttivo al D. Lgs 141/2010 approvato a metà settembre non può che essere positivo”. Dopo anni di attesa la riforma delle mediazione creditizia è finalmente realtà ed Eustachio Allegretti, presidente dell’Assomea, non nasconde la propria soddisfazione. “La nostra associazione è stata da subito favorevole all’impostazione generale del decreto legislativo 141 del 2010. Certo, esistevano degli aspetti che secondo noi meritavano di essere modificati, e a questo proposito non abbiamo esitato ad avviare un dialogo con le istituzioni, assumendo un atteggiamento aperto e propositivo. E mi sento di dire che siamo stati premiati, considerato che la maggior parte delle proposte che avevamo avanzato sono state accettate”. La “rivoluzione epocale” di cui a lungo si è parlato, ormai, non è più solo un mantra recitato a voce alta da tutti gli operatori del settore, ma un dato concreto con cui misurarsi. Abbiamo rivolto ad Allegretti alcune domande per capire qual è la posizione dell’Assomea sulla nuova disciplina e quale ruolo intende giocare nel futuro della professione di mediatori e agenti.

La vostra associazione si dice soddisfatta perché le sue proposte sono state accettate dal ministero. Tuttavia non sono pochi quelli che si lamentano del contrario…
A questo punto c’è poco da discutere. Il Mef ha ritenuto di partire con questo testo. D’altro canto se alcune delle modifiche proposte dalle commissioni di Camera e Senato fossero state approvate l’impostazione del D.Lgs 141/2010 sarebbe stata completamente stravolta e si sarebbero determinati dei problemi ancora maggiori per il settore. Inoltre è probabile che molte delle sollecitazioni siano pervenute al ministero fuori tempo massimo, e questo non ha consentito di operare modifiche al testo. Sono convinto che le istituzioni abbiamo lavorato alacremente e mi sento di ringraziare i rappresentanti del Mef e l’Oam per l’attività meritoria che ha svolto fino a questo momento. Al di là di questo, però, quello che mi preme sottolineare è che il provvedimento approvato non deve assolutamente essere considerato come un inamovibile tavola della legge; nulla esclude che nel prossimo futuro le norme in esso contenute possano subire correzioni. Ma perché questo accada il nostro settore dovrà dimostrare di avere la capacità di sollecitare e proporre modifiche volte a migliorare l’insieme delle regole che disciplinano la mediazione creditizia e i suoi meccanismi di funzionamento.

Cosa pensate del ruolo che è stato assegnato ai collaboratori e del loro inquadramento?
Sin dall’inizio noi abbiamo chiesto al ministero la possibilità di un inquadramento normativo della figura del collaboratore che assicurasse la massima trasparenza del mercato e offrisse al contempo garanzie di efficienza e controllo da parte delle società mandanti e la possibilità di avere un contratto già normato dal Codice civile. Il nostro obiettivo è stato quello di garantire la maggior tutela possibile sia ai collaboratori sia ai mandanti e ai clienti. Molti, infatti, tendono a sottovalutare un aspetto essenziale collegato alla figura dei collaboratori: in base al D. Lgs. 141/2010 le società sono chiamate a rispondere dell’attività da questi svolta. E ciò vuol dire che sono necessarie alcune garanzie operative e contrattuali che consentano concretamente di esercitare un controllo nei loro confronti. Senza contare che la scelta dell’inquadramento dei collaboratori attraverso il contratto di agenzia non è stata fatta da nessuna delle associazioni di categoria e tanto meno da noi: è stata suggerita al ministero, da parte di eminenti giuslavoristi, e nel momento in cui l’ha ritenuta condivisibile l’Assomea l’ha fatta propria.

Qual è la vostra posizione sull’obbligo di monomandato?
Il D. Lgs. 141/2010 divide in maniera molto netta l’attività del mediatore creditizio e dell’agente in attività finanziaria, in base a una necessità evidentemente avvertita dal legislatore. Da questo punto di vista possiamo dire che se prima tra le due figure esisteva uno spartiacque, ora è stato eretto un muro invalicabile. Rendere possibile il plurimandato per un agente avrebbe automaticamente vanificato ogni tentativo di separazione e l’intera architettura del provvedimento sarebbe venuta meno. Con la riforma approvata, nel momento in cui un soggetto si presenta a un potenziale cliente come agente ha l’obbligo di premettere che rappresenta una determinata banca, o un istituto o società finanziaria.

Molti addetti ai lavori, però, sostengono che l’obbligo di monomandato sia in contrasto con le previsioni della direttiva 48/2008/CE sul credito al consumo e si sono dichiarati pronti a presentare ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea…
È evidente che se la giustizia europea dichiarerà che l’obbligo di monomandato è in contrasto con la disciplina che tutela i consumatori allora sarà necessario riscrive il provvedimento. Tuttavia si deve considerare che i tempi dei tribunali sono lunghi, non solo in Italia ma anche in Europa, e dunque era comunque necessario partire con una legge, altrimenti agenti e mediatori sarebbero rimasti bloccati per altri anni. Ribadisco che questo provvedimento non è qualcosa di morto e sepolto, ma al contrario qualcosa di vivo. Questo dal mio punto di vista significa che, ora che il testo è stato approvato, mediatori e agenti dovranno rimboccarsi le maniche e cercare di capire come rispondere in maniera professionale ai requisiti previsti dalla legge e alle nuove sfide che hanno davanti. Sicuramente si tratterà di fare un grande lavoro, che non tutti avranno la capacità di gestire. Questo però è naturale in un settore che aveva visto una moltiplicazione incontrollata degli operatori. Con la nuova normativa si prevede che il loro numero si ridurrà dagli attuali 120.000 ad alcune migliaia. E le decine di migliaia di soggetti che abbandoneranno il settore lo faranno non solo a causa della crisi, che comunque è endemica e riguarda tutti i comparti, ma perché non riuscirebbero a sostenere i nuovi livelli di spesa e di produzione che il mercato imporrà.

Regole più rigide e meccanismi di controllo, sia interni sia esterni, simili a quelli previsti per gli istituti finanziari. Come inciderà tutto questo sulle società di mediazione? Quali sono le principali sfide che si troveranno davanti?
L’ho già detto altre volte e lo ripeto: l’investimento maggiore che le società saranno obbligate a fare non è tanto quello relativo al capitale sociale, che tra parentesi al livello minimo previsto sarebbe del tutto insufficiente a coprire i nuovi costi, ma in piattaforme tecnologiche, in software, nella creazione di una rete di contatti e nell’istituzione di quei meccanismi di controllo interni cui accennava poc’anzi.

In questo scenario, che importanza avrà la formazione professionale dei mediatori e degli agenti?
Sarà fondamentale. Ricordo che sono previste 30 ore annuali di formazione, cui si aggiungono corsi ad hoc sui prodotti che si desidera trattare, sull’antiriciclaggio, sulla privacy, sulla documentazione e l’informativa precontrattuale e sulla consulenza da fornire al cliente. Si tratta in sostanza di cambiare radicalmente, e sottolineo questo avverbio, il modo di lavorare che è stato adottato fino a questo momento.

Vi sentite pronti a raccogliere la sfida?
L’Assomea lavorerà per continuare a svolgere il ruolo di primo piano che, modestia a parte, ha svolto fino a questo momento. Anche perché riteniamo di avere all’interno della nostra associazione i maggiori operatori del settore.

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