Mediobanca, piano a metà 2013

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30 ottobre 2012 di Stefano Melia


Per la prima volta l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, interviene ufficialmente sul delicato e dibattuto tema di un possibile aumento di capitale delle Generali. La fa, però, per dire che Piazzetta Cuccia, se mai il Leone di Trieste dovesse far ricorso a una ricapitalizzazione, non dovrebbe necessariamente varare una iniezione di liquidità. «No – ha detto il manager durante la conference call di commento dei risultati del primo trimestre dell’istituto –. Non c’è un effetto automatico tra i due fenomeni, tra le due situazioni in Generali e in Mediobanca». In ogni caso, le attese non sono per un ricorso al mercato dei capitali da parte del gruppo assicurativo imminente. Prima, evidentemente, bisognerà attendere il piano strategico del nuovo amministratore delegato, Mario Greco, e quindi valutarne gli effetti. La mission del manager, in ogni caso, appare chiara: il capitale va allocato in maniera più efficiente. E in quest’ottica sono già state calendarizzate una serie di dismissioni: per metà novembre saranno pronte le informazioni da inviare ai possibili acquirenti delle attività nelle riassicurazioni negli Usa, valutate nell’ordine del miliardo di euro; dall’Asia sarebbero già arrivate alcune manifestazioni di interesse per Bsi; e ieri si è chiusa l’intesa con l’israeliana Eliahu Insurance per Migdal. Contemporaneamente Greco dovrà ottimizzare le attività in Italia. Il tutto dovrebbe richiedere un impegno lungo almeno un biennio. Tra l’altro, poi, molto probabilmente con Basilea 3 a Mediobanca converrà scendere fino al 10% del Leone.
Nel mentre, Mediobanca dovrà tracciare le proprie linee di sviluppo e lo farà entro la metà del 2013. Per quella data, l’istituto pensa di poter terminare «la revisione strategica» e sarà nella «posizione di rilasciare il risultato al mercato e agli investitori», ha spiegato Nagel. Il manager è convinto che le banche debbano rimodulare il business adattandolo a «ciò che sta avvenendo sui mercati dal 2008 con l’aumento del costo della raccolta, il cambio delle regole e la volatilità dei mercati». Per questo, ha spiegato Nagel, Mediobanca «sta conducendo una revisione del portafoglio di attività». Una revisione che richiederà ancora alcuni trimestri di analisi poiché si dovranno attendere «alcuni eventi chiave cruciali per la performance». Possibile che il manager si riferisse anche ai piani strategici sui quali stanno lavorando le diverse partecipate. Se delle Generali si è già detto, anche Rcs e Telecom sono al lavoro. La seconda, in particolare, potrebbe già considerare nel prossimo consiglio l’ipotesi di scorporo della rete. Un’eventualità che Nagel ha commentato così nei giorni scorsi: «Guardo con interesse a proposte che cambino il perimetro se possono generare valore».
Quanto a Rcs, il consiglio di amministrazione sui conti si terrà il prossimo 12 novembre mentre il board sul piano è atteso per il 19 dicembre. La possibilità che si debba mettere in cantiere un aumento di capitale appare quasi inevitabile. La stessa Piazzetta Cuccia, d’altra parte, ha già fatto intendere di essere pronta a fare la sua parte («non sarebbe responsabile lasciarla in mezzo al prato con il debito in scadenza», ha spiegato Nagel), anche se a fronte di un piano più che convincente.
Quanto ai conti, nel corso della conference call Nagel ha indicato di attendersi un calo del margine di interesse sull’esercizio in linea con il -8% del primo trimestre, con una flessione più pronunciata nel corporate and investment compensata dal retail. La banca, ha precisato il manager, non intende «andare a caccia di margini facendo compromessi sul rischio in un momento in cui l’Europa del Sud sta avendo una forte contrazione del Pil, ma ci sono incognite anche per quella del Nord». Sul fronte dei costi – il cui calo del 12% nel primo trimestre è uno dei fattori che ha favorito il forte aumento dell’utile – l’ad ha rilevato che nell’esercizio «sarà single digit, non a due cifre, punterà su spese amministrative nel retail e nel private banking» e se l’anno non andrà positivamente in termini di ricavi e utile per il cbi, ci sarà «un ulteriore calo sui bonus».

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