Banche a caccia di clienti vendendo polizze Rc auto agenti sul piede di guerra

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14 novembre 2012 di Stefano Melia


Alle banche non conviene più fare “solo” le banche e diversificano. Così si mettono a vendere assicurazioni. L’ultima novità è l’Rc auto. Un business avviato lo scorso anno e che oggi annovera ben otto dei principali istituti di credito: Banca delle Marche, Banca Sella, Bpm, Carige, Creval, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Axa-Mps. Bisogna essere clienti per poter sottoscrivere una polizza, che solitamente viene accompagnata da offerte speciali, come buoni carburante, sconti, servizi gratuiti, rateizzazione del premio. Le banche non puntano sul low cost come fanno le compagnie online, ma mirano a far crescere il ramo danni (rc auto, salute, perdita di denaro online ecc) perché il loro business principale, cioè quello della raccolta e della gestione del credito non rende più, costa troppo. Il conto corrente si sta trasformando in un abbonamento ai servizi, tra cui anche il pagamento mensile del premio, che in un’unica soluzione è molto oneroso. Le offerte sulle assicurazioni
stanno diventando il cavallo di battaglia delle banche per attrarre nuovi clienti, sostituendosi alle promozioni sui mutui. Nel giro di un paio di anni quasi tutti gli istituti svilupperanno questo settore, confezionando prodotti ad hoc e “fatti in casa”».
Le banche quindi si staccano sempre più da quello che dovrebbe essere il loro compito principale — custodire i risparmi, concedere mutui e prestiti — per dedicarsi ad altro. Ma quella dell’Rc auto è un’attività già svolta dagli intermediari assicurativi, che per esercitare la loro professione devono affrontare un selettivo esame di Stato presso l’Ivass, l’istituto che vigila sul sistema assicurativo (l’ex Isvap) e devono seguire dei corsi di formazione continua. Tutto questo per garantire un servizio di consulenza pre e post-vendita completo
ed efficiente. L’agente assicuratore è responsabile in prima persona della polizza che fa sottoscrivere, lo sportellista bancario no. Gli agenti, nel rispetto del loro codice deontologico, devono rispettare il divieto di sottoporre al cliente una polizza non adeguata alle sue esigenze e di operare modifiche al contratto che non siano a vantaggio del cliente stesso. Codice a cui non sono sottoposti gli impiegati di banca. Fondamentale poi è il servizio post-vendita: in caso di sinistro, se il contratto è stato firmato in banca, la pratica viene seguita via call center o dalla sede della compagnia assicurativa, non dallo sportellista. Con un grave disagio per il cliente che invece deve sapere di poter contare su un agente logisticamente facile da raggiungere. Quindi mi chiedo: con tutti i problemi di cattiva gestione del credito, perché gli istituti non si concentrano nel migliorare il sistema bancario, nel fare il loro lavoro, invece di investire milioni per organizzare nuove reti di vendita di prodotti assicurativi?

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