Effetto Spread/ Crif: per le imprese 15 miliardi di maggiori oneri finanziari nel 2011

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20 novembre 2012 di Stefano Melia


Effetto spread. L’ampliamento nel corso del 2011 del diferenziale di rendimento tra i Btp e i Bund tedeschi è costato carissimo al sistema-Italia. almeno secondo i dati del Crif, elaborati sulla base di un modello econometrico realizzato da hoc.

Le imprese nel 2011 hanno dovuto sostenere complessivamente circa 15 miliardi di euro di oneri finanziari in più rispetto all’anno precedente, proprio a causa dell’effetto spread, determinando una riduzione dei margini operativi lordi (passati dal 22% del 2010 al 28% del 2011) e una conseguente contrazione degli utili, e facendo scendere il Roe dal 3,2% del 2010 all’ 1,1%. “Questa situazione ha avuto un forte impatto sulle imprese italiane, che prevalentemente sono di piccole e medie dimensioni, che hanno dovuto bruciare ingenti risorse a causa dei maggiori oneri finanziari e si sono trovate obbligate a contrarre gli investimenti, penalizzando soprattutto quelle realtà meno in grado di sostenere la concorrenza internazionale”, commenta Silvia Ghielmetti, direttore di Crif Decision Solutions.

Per quanto riguarda le famiglie, invece, è emerso il maggior costo del debito sostenuto per finanziare l’acquisto di abitazioni: sui nuovi mutui, infatti, le rate sono salite di circa il 4% nel periodo di accelerazione dello spread, tanto che per un finanziamento ventennale da 100.000 euro si possono quantificare maggiori oneri per un valore pari a circa 290 euro su base annua. L’incidenza di questi maggiori oneri sui mutui residenziali è però rimasta sostanzialmente costante nel periodo in cui si è manifestata la repentina crescita dello spread (ovvero da luglio 2011 a gennaio 2012), data la forte contrazione dei volumi erogati rilevata nel medesimo arco temporale sia a causa di un vero e proprio crollo della domanda da parte delle famiglie sia di politiche più prudenti adottate dagli istituti di credito, alle prese con le difficoltà nel funding, requisiti di capitale più stringenti e la rischiosità dei propri portafogli di clientela.

A questo riguardo, dall’analisi condotta sulla banca dati di CRIF emerge, infatti, che indicativamente il numero medio di contratti erogati mensilmente nel periodo di accelerazione dello spread si è ridotto del 25% rispetto al periodo precedente.

Pur considerando che nel 2011 la percentuale di compravendite residenziali assistite da mutuo è risultata pari solamente al 42,4% del totale (in lieve riduzione rispetto al 43,4% dell’anno precedente), la flessione delle richieste e delle erogazioni di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni hanno avuto un effetto diretto e tangibile sul mercato immobiliare, dove nel secondo trimestre del 2012 si è registrato un brusco calo delle compravendite, scese complessivamente del 25,3% rispetto al corrispondente periodo del 2011 (fonte Bussola Mutui Crif-MutuiSupermarket.it).

Dal modello di Crif Decision Solution emerge anche che, se il regime dei tassi di interesse si fosse mantenuto sui valori dell’inizio 2011, posta la stabilità ceteris paribus di tutte le altre variabili in gioco, nel 2012 il sistema economico italiano avrebbe potuto beneficiare di risorse aggiuntive che invece sono state assorbite dall’aumento dei tassi: in particolare, nell’anno in corso i consumi da parte delle famiglie sarebbero potuti aumentare complessivamente di circa 2,8 miliardi di Euro, generando un aumento annuale del +0,3%, mentre gli investimenti fissi lordi da parte delle imprese sarebbero potuti crescere di circa 1,2 miliardi di euro, con un aumento pari a +0,5%. Nell’insieme, l’aumento dei differenziali di rendimento rilevato nel 2011, nel corso del 2012 ha quindi assorbito circa 4 miliardi di Euro all’economia nazionale, condizionando negativamente le possibilità di investimento delle imprese e deprimendo i consumi delle famiglie

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