Credit crunch più duro. Da Confidi 6,6 miliardi di garanzie per le Pmi

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5 gennaio 2013 di Stefano Melia


Una Pmi su tre non riceve credito dalle banche nonostante le garanzie concesse dai Confidi.  E’ quanto emerge dalla 16° edizione della ricerca Confidi Fedart intitolata “La sostenibilità del sistema Confidi”, presentata oggi a Roma presso il Tempio di Adriano. Tra i partecipanti alla presentazione e alla tavola rotonda dedicata al tema “Il credito oltre la crisi: imprese, banche e confidi”, il Segretario Generale  della Cna, Sergio Silvestrini, Gabriele Piccini, Country Chairman UniCredit Banca, Marco Tarantola, Vice Direttore Generale BNL e Cesare Fumagalli, Segretario Generale Confartigianato.

Le Pmi continuano ad avere consistenti difficoltà nell’accesso al credito da parte del sistema bancario. I dati fino al 30 giugno confermano “la difficoltà di accesso pur in presenza di una garanzia Confidi di norma pari a circa la metà dell’importo del finanziamento”. La ricerca evidenzia come sia salito al 30% durante la seconda fase della crisi, il gap tra il credito garantito dai Confidi e quello effettivamente concesso dalle banche alle imprese.

“I Confidi hanno erogato nel 2011 6,6 miliardi di garanzie complessive, in leggera flessione rispetto ai 6,8 mld del 2010, dovuta in parte anche alle mancate erogazioni dei corrispondenti finanziamenti da parte del sistema bancario – ha spiegato Fabio Petri presidente di Fedart (federazione unitaria dei Confidi di Cna, Confartigianato, Casartigiani) presentando oggi la ricerca – Un gap rilevante che mostra un trend in crescita negli ultimi anni rispetto al periodo pre-crisi”. Inoltre, a fronte di una maggiore volume di credito, il tasso di sofferenze dei sistema Confidi al 6,3% è inferiore al tasso di sofferenze del sistema bancario, ciò significa che la qualità del credito dei Confidi è migliore”.

La dotazione patrimoniale del sistema Confidi, che ammonta a circa 880 milioni di euro, è rimasta costante rispetto all’anno precedente, confermando la sostanziale stabilità del patrimonio. Prosegue però la dinamica negativa del coefficiente di solvibilità, attestandosi quest’anno al 13,0% (era 13,7% nel 2010) testimoniando anche una progressiva fragilità delle strutture, che vedono assottigliarsi le risorse per far fronte a eventuali default delle imprese.

Il tasso di sofferenza si è infatti portato al 6,3%, con un peggioramento piuttosto marcato rispetto al 2010 quando si attestava al 4,6% (+1,7 punti percentuali), tasso comunque sensibilmente inferiore a quello registrato dal sistema bancario (10,9% con un incremento di 2,2 punti percentuali).

Il rischio è che il sistema Confidi, che nei cinque anni di crisi economica durissima ha svolto una funzione di “ammortizzatore sociale”, possa ora invertire la rotta: l’ulteriore peggioramento nel contesto generale nella seconda parte del 2011 “si è inevitabilmente esteso ai Confidi e rischia di generare effetti dirompenti su tutto il tessuto produttivo del Paese”, afferma la ricerca, “facendo avvertire le prime avvisaglie di un preoccupante cambio di rotta anche per i Confidi”.

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