ATTIVITÀ DI SEGNALAZIONE DA PARTE DI SOGGETTI NON ISCRITTI NEGLI ELENCHI OAM

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9 gennaio 2013 di Stefano Melia


Il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, come da ultimo modificato dal decreto legislativo 19 settembre 2012, n.169, ha profondamente modificato la figura dell’agente in attività finanziaria e del mediatore creditizio.

L’esercizio della mediazione creditizia, parimenti a quanto previsto per la professione di agente in attività finanziaria, è subordinata all’iscrizione in un elenco specifico tenuto e gestito dall’Organismo di controllo (OAM) ai sensi del 2 comma del medesimo articolo.
L’iscrizione nel citato elenco è concessa esclusivamente alle imprese costituite in forma di società di capitali con l’obbligo di versare per intero un capitale sociale minimo di 120 mila euro, come previsto dal codice civile per le S.p.A.

Ciò posto, è stata da alcune parti sostenuto che la normativa sopra richiamata non impedisce, comunque, a soggetti non iscritti nel richiamato elenco di segnalare il nominativo di un proprio cliente ad una società di mediazione, nel caso in cui il cliente necessiti di un affidamento, purché il primo non illustri al cliente medesimo i prodotti finanziari gestiti dal mediatore creditizio.

In particolare, tale tesi, basandosi sul principio dell’autonomia contrattuale (art. 1322 cod. civ.), ritiene non sussistere, in capo ad un soggetto non iscritto e ad un mediatore creditizio, il divieto di accordarsi nel senso che il primo indichi al secondo il nominativo di un soggetto, generalmente un proprio cliente, interessato all’ottenimento di un finanziamento.
Tale rapporto verrebbe inquadrato come un rapporto di mediazione unilaterale in quanto la messa in contatto operata dal soggetto non iscritto tra il proprio cliente e il mediatore creditizio è diretta alla conclusione del contratto di mediazione tra i due soggetti, ovvero del contratto che il cliente andrà a stipulare con il mediatore creditizio segnalato dal soggetto non iscritto se dovesse, il cliente, ritenere di volersi avvalere dei servizi prestati da quest’ultimo.

Ciò posto, la circostanza che il privato non conferisca formalmente alcun mandato di mediazione e non sia, pertanto, “apertamente e direttamente” obbligato al pagamento di alcun corrispettivo (provvigione) per la mediazione, non vale ad escludere che il rapporto contrattuale atipico che si instaura tra “segnalatore” e “segnalato” sia inquadrabile, inequivocabilmente, in termini di mediazione.

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