Banca popolare di Spoleto: C’è la cordata perugina

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16 gennaio 2013 di Stefano Melia


A piazza Pianciani i giorni e le ore trascorrono via inesorabilmente, ma non c’è ancora nessuna novità su chi dovrebbe rilevare la quota di Rocca Salimbeni dopo che Banca Monte dei Paschi di Siena ha strappato i patti parasociali che la legavano a PopSpoleto e alla sua holding, la cooperativa Credito e Servizi. Gli annunci di Antonini (Scs) a Bloomberg  e quelli successivi, prima del vicario Bps Zuccari e poi del n. 1 D’Atanasio nella conferenza di natale scorso, sembrano miseramente svanire con il passare della sabbia che scende dalla clessidra. Il count down per rifondere a Siena quanto previsto dai patti, il prossimo 26 gennaio, è ormai alle battute finali. Più o meno 103 milioni di euro, fra quota Bps (dove Siena ha il 25.1%) e il ‘prestito’ Scs.
In pratica di acquirenti pronti a rilevare la sola quota senese non ce ne sarebbero, forse perché l’inchiesta giudiziaria della scorsa estate e la recente ispezione della Vigilanza, il cui esito è atteso nelle prossime settimane, non rendono tranquillo il mercato.
Chi vorrebbe entrare, pare di capire, vuole tutto, almeno il 51%. Il dominus di Scs in queste ore, a sentire fonti interne alla cooperativa, avrebbe accelerato una trattativa con Fondazione Casa di Risparmio di Terni, ma la pratica trova più di una resistenza. Vuoi perché l’ente presieduto da Mario Fornaci è stato da poco liquidata da Intesa San Paolo con la banca ternana entrata a far parte della neocostituita Banca dell’Umbria (ottenendo anche uno scranno nel board), vuoi perché l’impegno finanziario per acquisire una quota in Bps si farebbe sentire sul patrimonio della Fondazione stessa.

Dalla partita, più volte caldeggiata dai vertici di piazza Pianciani, indubbiamente in difficoltà nel reperire un nuovo partner, si sono tirate fuori le altre tre Fondazioni – Castello, Foligno e Spoleto – che giudicano poco leale l’operazione sotto il profilo della concorrenza. Un giudizio morale più che giuridico, sia chiaro, ma sufficiente a respingere al mittente la richiesta di ingresso nella banca spoletina.
Di queste ore è la notizia che una cordata di aziende guidate dal presidente della Fondazione CariPerugia, il cavaliere Carlo Colaiacovo, avrebbe messo nero su bianco una offerta per rilevare quanto meno la maggioranza della Banca. Una operazione ufficializzata anche a Bankitalia. Della cordata farebbe parte Coop Centro Italia (già socio Bps detenendo il 4% delle azioni), l’imprenditore Bruno Urbani e altri industriali del perugino. Ma anche la stessa Rocca Salibeni, disponibile a restare a Spoleto riducendo la propria quota al 10%: la strategia di Siena, a sentire i bene informati, sarebbe quella di rimanere per poter continuare ad offrire i propri prodotti assicurativi alla clientela degli oltre 100 sportelli di PopSpoleto, attività che ha sempre reso bene alle casse senesi. Mistero sull’ammontare del prezzo. D’Atanasio, raggiunto telefonicamente da TO®, dice di non conoscere i dettagli dal momento che la trattativa è in mano alla Scs ma bolla la proposta come “ostile”.

L’entourage di Colaiacovo conferma tiepidamente la notizia facendo capire che nel giro di un paio di giorni potrebbe essere diramato un comunicato stampa. Stando ai rumors la cordata avrebbe messo sul piatto 70milioni di euro, anche se non è dato sapere se per ottenere il 51% o, come appare più probabile, l’intero pacchetto.  Con relative ripercussioni, facilmente immaginabili. per i 19mila soci della holding.

I fedelissimi dell’antoninipensiero sono convinti che il presidentissimo non accetterà mai l’offerta arrivata da Perugia. Anche se con il passar delle ore si attenuano le speranze di una diversa soluzione. I nervi sono sempre più a fior di pelle anche fra le diverse fazioni che si sono venute a creare a piazza Pianciani e basta fare un giro per i ristoranti per capire come anche il momento del pranzo sia una occasione da non condividere insieme. Così ieri al Canasta Antonini era con Bellingacci, il direttore Scs Cardarelli e l’avvocato Morera; al Clitunno i camerieri servivano pietanze al sempre più unito asse Tuccari-Zuccari, mentre D’Atanasio sceglieva il ristorante La Lanterna insieme a un paio di funzionari.
Tutti comunque a guardare, non senza qualche preoccupazione, lo scorrere delle lancette: il 26 gennaio, a chiamarlo, è già qui.

L’affondo della Fabi – di queste ore la dura nota della Fabi diramata ai dipendenti e che TO® è riuscita a leggere. Si tratta di un affondo al board e al management ma che denuncia anche un certo sbandamento del sindacato di fronte agli eventi che riguardano l’azienda:  “corrono voci insistenti sul futuro della Bps S.p.A.. Molti dicono che sono scesi in campo una pluralità di soggetti: una cordata di industriali, un investitore istituzionale, alcune Fondazioni umbre (con quote variabili). Tutto ciò dovrebbe essere sottoposto in questi giorni all’esame di Banca d’Italia. Le stesse voci sostengono altresì che Banca Mps non uscirebbe completamente dalla compagine sociale ma manterrebbe una minima quota. Da questo ipotetico progetto nascerebbero una serie di situazioni che porterebbero alla ridefinizione sia dell’Organo amministrativo che del Top management. Secondo altre voci il dottor Tuccari pare abbia partecipato ad un piacevole convivio insieme ad un notissimo industriale dell’Umbria nord-est (Colaiacovo?, n.d.r.). Da parte delle amministrazioni Bps e Scs non giunge nessuna precisazione”. Una situazione che per il sindacato autonomo sta determinando una “situazione di incertezza, nervosismo e sconcerto tra il personale della banca. Non è più concepibile come il direttore generale vorrebbe che certi avvenimenti ‘viaggino’ sopra le teste dei lavoratori e di chi li rappresenta. Nonostante ciò il Cda Bps è stato impegnato, in questi ultimi tempi, a deliberare alcune promozioni e attribuzione di assegni ‘ad personam’. I risultati che ‘Radio Fante’ riporta non ci sembrano esaltare, in alcuni casi, né il merito né la capacità ma essere ispirati a tutt’altre logiche a noi incomprensibili. Del resto questa ci sembra la replica di una commedia già vista e mandata in scena allorchè fece il suo debutto sul palcoscenico il nostro direttore generale. Attediamo con fiducia, forse mal riposta, che l’amministrazione dia notizie di sé cercando di chiarire il futuro, le prospettive e i progetti sull’avvenire della banca e, soprattutto dei dipendenti e delle loro famiglie. E’ nostra intenzione affrontare il capitolo riguardante i costi di gestione della banca, con particolare attenzione a quelli riguardanti il persone e le problematiche connessi ai residui 2012 come ferie, ex festività etc.”.

A breve il partner” – nel pomeriggio la nota emessa dalla Scs dopo un cda in cui sarebbero stati affrontati alcuni aspetti legati alla recente ispezione di Bankit, la seconda in poco più di 3 anni. Domani per le 10 è previsto invece il Cda Bps che potrebbe riservare anche clamorosi colpi di scena. Sul tavolo del board presieduto da D’Atanasio c’è la richiesta di aumento stipendiale avanzata dal d.g. Tuccari. Ecoc di seguito la nota diramata a firma del dr. Giovannino Antonini: “In relazione alle notizie apparse sulla stampa relative all’acquisto del 26% della partecipazione nella Banca Popolare di Spoleto S.p.A. detenuta dalla Banca Monte dei Paschi di Siena Spa, il Consiglio d’amministrazione della Spoleto Credito e Servizi Soc. Coop. precisa che già da tempo è stato dato incarico all’Advisor Banca Imi Spa, affinché relazioni e perfezioni le diverse manifestazioni di interesse pervenute a questa Società. L’Advisor sta procedendo nella suddetta attività che è ancora in corso e a breve la scrivente si riserva di far conoscere il nominativo del soggetto che procederà all’acquisto della predetta quota azionaria, naturalmente nel rispetto della vigente normativa”.

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