Banche italiane sotto la lente dell’Fmi

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20 gennaio 2013 di Stefano Melia


Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) si appresta alla fase finale dell’«ispezione» straordinaria sui crediti a rischio delle maggiori banche italiane. Da domani, una delegazione del Fmi sarà a Milano per gli incontri finali con i vertici dei principali istituti domestici. Incontro che fa seguito a quelli già avuti – riservatamente – in novembre e dicembre con Banca Mps, Ubi Banca, Banco Popolare. E che ora dovrebbe coinvolgere anche altre banche di media dimensione come Bpm.
Oggetto della verifica dei tecnici del Fondo Monetario è la politica degli accantonamenti dei crediti in sofferenza che, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Abi, hanno raggiunto a fine novembre il picco di 121,8 miliardi di euro. A preoccupare l’Fmi è però soprattutto il grado di copertura delle sofferenze, ovvero gli accantonamenti che le banche devono prudenzialmente fare in bilancio a copertura dei rischi creditizi. Accantonamenti che, secondo l’esito della missione dell’autunno 2012, il Fondo Monetario ha giudicato insufficienti. Ai rilievi del Fmi ha replicato duramente l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) che, in più sedi, ha evidenziato l’impossibilità di comprare contabilmente il trattamento dei crediti in sofferenza delle banche italiane rispetto a quelle degli istituti di altri Paesi europei.
Il nodo, a giudizio dell’Abi, sta nell’assenza di «criteri uniformi di giudizio» nella definizione di crediti in sofferenza tra i vari Paesi europei. Elemento che, per esempio, fa ritenere incomparabile la posizione delle banche italiane rispetto a quelle spagnole che, per esempio, non comprendono tra i crediti deteriorati anche i prestiti «ristrutturati» (come invece avviene in Italia).
Dopo la levata di scudi dell’Abi, i tecnici del Fondo Monetario hanno avviato – con il consenso della Banca d’Italia – una serie di contatti diretti con le banche italiane per verificare il reale stato dei crediti. Non vere e proprie ispezioni, ma analisi approfondite su metodologie di erogazione e di controllo dei crediti. Con focus dedicato soprattutto, stando alle prime indiscrezioni, ai prestiti nel settore immobiliare. Ora il Fondo torna in Italia per l’ultima fase dell’analisi sul settore creditizio, in vista del rapporto globale sull’Italia che sarà pubblicato in primavera.
Le banche italiane restano in attesa di un giudizio, quello del Fondo, che rischia di influenzare l’atteggiamento del mercato. In caso di una bocciatura sui crediti, inutile dire che le Borse tornerebbero a spingere per una richiesta di nuovi aumenti di capitale. E acquisterebbe forza il mercato «mercatista» che spinge per la creazione di una bad bank dei crediti bancari italiani, respinta invece con forza da banche e istituzioni.
Prima che l’Fmi completi la sua review ed emetta la «sentenza», però, le banche italiane dovranno affrontare l’esame di Banca d’Italia che, sempre sul nodo-crediti, ha da alcune settimane avviato un’ispezione a tappeto sulle prime 20 banche italiane. E da quanto è emerso finora risulta che la Vigilanza stia esercitando una forte azione di moral suasion perchè le banche aumentino il livello degli accantonamenti su crediti in sofferenza. Trovando, almeno per ora, scarsa disponibilità nei vertici delle principali banche che, in un anno ancora difficile per i bilanci, vorrebbero contenere le rettifiche sui livelli abituali per potersi presentare davanti alle assemblee dei soci con conti in utile. Un confronto, quello tra Bankitalia e banche, destinato a protrarsi sottotraccia ancora per qualche settimana. A meno che al Forex del 9 febbraio, il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco non decida di richiamare ufficialmente i banchieri.

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