Salento, diventa definitiva la confisca del tesoro di Santo Paglialunga

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20 gennaio 2013 di Stefano Melia


La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento con cui la Corte d’ Appello di Lecce aveva convalidato la confisca del patrimonio di Santo Paglialunga, 64 anni, di Aradeo (Le).
Beni per oltre otto milioni di euro erano stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Lecce nell’ ottobre 2010. Un tesoro comprendente 19 immobili, 37 terreni, 3 aziende immobiliari, un kartodromo e diversi conti correnti bancari. Tra questi beni spicca il castello situato alle porte di Aradeo e ricadente nel territorio di Cutrofiano.

Confiscato anche l’ Istituto Finanziario Aradeo S.p.A., con sede in Aradeo, tramite il quale il Paglialunga svolgeva attività usuraia.
Il provvedimento si concretizza sulla base degli accertamenti di natura economico patrimoniale che hanno evidenziato una forte sproporzione tra i redditi dichiarati dalla famiglia Paglialunga ed il valore economico dei suoi beni la cui stima supera gli otto milioni di euro. Negli ultimi undici anni, infatti, il totale dei redditi dichiarati dalla famiglia Paglialunga sfiora appena i 69.000 euro, corrispondente ad un reddito annuo di 6.290 euro.
Negli investigatori ha suscitato particolare attenzione e curiosità il fatto che, ad essere intestatari di alcuni beni siano i figli. All’ epoca dei fatti, questi erano dei ragazzi in cerca di prima occupazione, coinvolti in operazioni immobiliari di un certo rilievo e del tutto fuori dalla portata di individui della loro età e condizione. Questa è una peculiarità del caso in questione, perché, solitamente, nei casi di usura, i beni vengono intestati ad estranei prestanome.
Tutto ha avuto inizio grazie alla denuncia di un imprenditore salentino operante nel settore delle carni, vittima di usura. Gli uomini della D.I.A., durante un’ operazione del gennaio 2009 hanno scoperto il meccanismo progettato dal presunto usuraio. Il Paglialunga, tramite l’ Istituto Finanziario Aradeo S.p.A. a lui riconducibile, facendo leva sulla disperazione di alcuni imprenditori in difficoltà economiche, concedeva prestiti usurari ad un tasso d’ interesse pari al 60% annuo circa, scontando assegni bancari postdatati. I soggetti usurati sottoscrivevano contratti di mutui fiduciari in bianco che, solo successivamente, venivano compilati con l’ indicazione dell’ avvenuto versamento di una somma di denaro in contanti. La somma riportata sui contratti era più elevata di quella effettivamente prestata, e ciò al fine di giustificare l’ entità del tasso d’ interesse preteso.
Con la perquisizione del 5/5/2005 gli investigatori trovarono 570 contratti di mutui fiduciari in bianco, sottoscritti dai clienti dell’ istituto finanziario e ad esso intestati, oltre a 226 assegni bancari originali, 13 dei quali custoditi presso l’ abitazione privata del Paglialunga e 213 presso la Finanziaria, tutti ancora da negoziare per un totale di euro 787.486,83. Più esattamente, 20 di essi risultavano essere postdatati rispetto alla data della perquisizione e contestuale sequestro, 30 non riportavano la data di emissione o essa era solo parzialmente scritta, 129 erano invece compilati con la data o l’ importo a matita. Nell’ abitazione privata del Paglialunga furono sequestrati anche 88 effetti cambiari, per un importo complessivo di euro 28.859,61, privi però della data di emissione e scadenza. Inoltre, a inguaiare l’ uomo, ci sono le dichiarazioni rese da alcuni soggetti usurati dalla citata Finanziaria tra il 1994 e il 2008.
Adesso, grazie al provvedimento della Suprema Corte, l’ ingente patrimonio frutto di attività illecite viene acquisito definitivamente dallo Stato che potrà utilizzarlo per fini sociali.

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