A caccia di identità

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21 gennaio 2013 di Stefano Melia


Totò voleva vendere la fontana di Trevi a Decio Cavallo…, nell’era tecnologica i suoi «emuli» preferiscono rubare l’identità del truffato e, con essi, i suoi dati per avere credito o acquistare beni a rate che non pagheranno mai. Nel primo semestre del 2012, secondo i dati resi noti alla fine dell’anno scorso dall’Osservatorio Crif, le frodi creditizie sono state oltre 9.000 in tutta Italia.

Il tutto, però, mentre i consumatori non sembrano prendere atto dell’esistenza di un fenomeno così diffuso. Nel mirino dei truffatori soprattutto i prestiti finalizzati (82,4% sul totale dei casi, con un +5,4% rispetto al 2011). Scendono del 35% le truffe sulle carte di credito a saldo. Entità delle frodi: quelle al di sotto dei 1.500 euro sono cresciute del 45,4%. Questo perché per le piccole cifre ci sono controlli meno sofisticati sull’identità di chi richiede il credito. I maschi sono più facili da abbindolare (65,1% del totale), specie se giovani nelle fasce tra i 18 e 30 anni (29,9% totale, crescita del 36,2% rispetto allo stesso periodo 2011). La regione in cui le frodi sono più diffuse (si veda tabella) è la Campania, seguita da Lombardia, Sicilia e Lazio. Dopo questo quartetto Puglia ed Emilia Romagna. Più o meno le stesse regioni che anche nel primo semestre 2011 occupavano i primi posti di questa poco invidiabile classifica. Molto alta l’incidenza delle frodi registrata in Basilicata (+29,5% rispetto al I semestre 2011), e in Campania (+19,6%).

Entrando nel dettaglio dei meccanismi usati dai frodatori, nel 70% dei casi è una carta d’identità falsa lo strumento con cui si chiede credito scippando le generalità altrui. A smascherare il documento «taroccato» è il numero progressivo, che non combacia con quello dell’anagrafe. Nel 5% dei casi, invece, il truffatore ha utilizzato un documento apparentemente valido nella numerazione, ma non riconducibile alla vittima, negli altri casi si sono adoperati documenti smarriti, rubati, oppure clonati.

A preoccupare sono anche i tempi di reazione: una frode su 2 viene scoperta solo oltre un anno dopo l’evento, mentre le frodi creditizie scoperte dopo più di 5 anni sono cresciute del 44% rispetto al recente passato. E non ci si deve dimenticare che tanto più si allungano i tempi di scoperta quanto maggiori saranno le difficoltà che la vittima incontrerà nel ripristinare la propria posizione creditizia, senza considerare che molto più limitate saranno le possibilità di individuare l’autore del crimine.

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