Jak, la banca che non chiede interessi

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23 gennaio 2013 di Stefano Melia


“Di norma le banche, con il margine di interesse, non sopravvivono semplicemente, ma ottengono un profitto. Il nostro piano industriale è stato studiato in modo che le spese di gestione e sviluppo siano coperte dalle tre principali voci di ricavo della futura Jak: gli interessi attivi derivanti dagli impieghi finanziari, ossia la collocazione del capitale sociale e della raccolta non impiegata in titoli di Stato o similari, il pagamento da parte di ciascun socio di una quota annua per la gestione del conto, stimata in 25 euro, infine, una commissione sui finanziamenti, come in Svezia, che punta a coprire il restante disavanzo, attualmente stimata al 2,4% annuo” queste le parole di Enrico Longo, Presidente del Comitato Promotore Banca Popolare Jak Italia.

“La commissione sui finanziamenti, a differenza del tasso di interesse (sul quale la banca fa profitto), è una variabile endogena utilizzata per coprire i costi. Infine, se osserviamo la differenza tra tassi attivi e passivi bancari oggi applicati, essa è nettamente maggiore della commissione applicata nel modello Jak”, prosegue Longo.
A seconda del numero di soci e della quantità di risorse a disposizione sui conti, la commissione sui finanziamenti dovrà essere aggiustata al fine di raggiungere la copertura dei costi, senza obiettivi di profitto.

Tra i costi sono compresi gli stipendi dei futuri dipendenti di Jak. “Questi saranno in linea con il CCNL. Chiaramente, soprattutto rispetto ai grossi gruppi bancari, saremo su piani di retribuzione completamente diversi. In Svezia l’amministratore delegato guadagna circa 5000 euro al mese. Crediamo che siano molte le persone, valide e competenti, che non fanno il loro mestiere esclusivamente per un ritorno economico”.

Rimarranno affiancati ai dipendenti i volontari della associazione culturale, che continuerà ad esistere, e che svolgerà attività di formazione, sensibilizzazione e diffusione del modello.

Verranno finanziati i soci a seconda delle loro necessità ed esigenze. “Il fatto stesso di avere una compagine sociale che esclude le grandi imprese e i grandi investitori istituzionali, si configura come una scrematura ex ante. Verrà comunque finanziata esclusivamente l’economia reale e locale, le famiglie e i piccoli imprenditori, le cooperative e le associazioni, le attività e i progetti imprenditoriali dei soci e le esigenze delle famiglie socie”.

Il modello di governance prevede diversi livelli, con diverse competenze, di accettazione dei finanziamenti. Il primo elemento di garanzia sta nel fatto che, non avendo obiettivi di profitto, verranno concessi finanziamenti a soci che effettivamente siano in grado di rimborsare. “L’attenzione è sempre rivolta al socio, la banca non avrà modo, per scelta e per modello, di speculare. A seconda dell’importo verranno poi implementate le garanzie necessarie. Il fatto stesso di aver aderito ad un modello che non offre remunerazioni sul capitale, se non un minor costo in caso di finanziamento, costituiscono un deterrente all’ingresso”, continua Longo.

“Abbiamo avuto feed back positivi da molte realtà e persone. Sulla home page del nostro sito si possono può trovare le principali realtà che appoggiano Jak, per il momento non abbiamo fatto ricorso a grosse entità, come ad esempio alle fondazioni bancarie, ma a migliaia di persone. Jak è un progetto che nasce dalle persone, dal basso. Ci stiamo muovendo anche sul fronte finanziamenti, per ora a livello provinciale, teniamo gli occhi aperti, ma non è facile trovare bandi in cui possa rientrare il progetto”, conclude Longo.

Nell’attuale fase di lavoro il comitato e l’associazione sono seguite da un consulente esperto della materia, inoltre alcune persone del comitato promotore hanno formazione finanziaria, legale ed economica.
Una volta ricevuta l’autorizzazione dalla Consob avverrà la raccolta del capitale sociale ed infine la richiesta di autorizzazione alla Banca d’Italia.

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