Trappola burocratica sui mutui

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27 gennaio 2013 di Stefano Melia


L’appuntamento fra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e 13 fra le sigle che difendono i consumatori è per domani. Sul tavolo è già pronto il foglio per firmare un’estensione del «Piano Famiglie», l’iniziativa che prevede la sospensione delle rate per i mutuatari in difficoltà con i pagamenti e che scade giovedì prossimo. Per diverse settimane si è provato a far confluire la moratoria, nata come misura temporanea di sostegno alle famiglie a fine 2009 e successivamente prorogata per ben 4 volte, nel Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
I tentativi sembrano però essere andati a vuoto e gli italiani che hanno problemi nei pagamenti della rata perché hanno perso il posto di lavoro rischiano di trovarsi senza paracadute a partire dal 31 gennaio. Ieri l’ultimo appello congiunto di Abi e associazioni dei consumatori: «È urgente l’approvazione del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze di attuazione del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa», si legge in un comunicato, che invita a rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono il corretto funzionamento .
Il solito intoppo burocratico
Il Fondo di solidarietà ha per la verità avuto sempre vita difficile in Italia: lunga e complicata è stata la sua gestazione visto che dall’ideazione su iniziativa dell’Onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe-Donneuropee, all’attuazione nel novembre 2010 sono trascorsi infatti più di 3 anni. Poi si è rapidamente esaurita la dotazione di 20 milioni di euro (il Fondo opera fintanto che è disponibile il denaro per rimborsare le banche di parte dei mancati interessi sui mutui).
Ora che il denaro è stato nuovamente stanziato il Fondo non può però più operare, perché nel frattempo con la Riforma Fornero si è provveduto a cambiare alcune regole d’accesso per evitare distorsioni che si erano create nella versione originaria, per estenderlo ai lavoratori precari e per renderlo così il naturale sostituto del «Piano famiglie». Il problema è che fatta la legge occorrono i nuovi regolamenti attuativi, che si sono purtroppo «smarriti» nei meandri del Parlamento.
Il testo è stato infatti regolarmente licenziato dal Ministero, ha ottenuto il via libera dal Consiglio di Stato e dalla Conferenza Stato Regioni ed è tuttora fermo all’analisi delle Commissioni Parlamentari competenti per un parere che, oltretutto, non sarebbe neppure vincolante. Che la situazione si sblocchi entro il 31 gennaio, come scrivono nell’appello Abi e consumatori, appare francamente improbabile, qualche possibilità in più esiste nei giorni che ci separano dalle elezioni. Andare oltre lo scioglimento delle Camere sarebbe un salto nel buio che nessuna della parti si augura.
La soluzione «ponte»
Il «solito» caso all’italiana rischia di essere ancora più penalizzante per le famiglie che in questo momento di recessione vedono ovviamente crescere le difficoltà, nonostante i tassi dei «vecchi» mutui variabili siano ai minimi. Il tasso di default annuale di Assofin-Crif-Prometeia, che segnala le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate negli ultimi 12 mesi, è risalito a settembre all’1,9%, è probabilmente peggiorato nei mesi successivi e continuerà a farlo ancora per un po’. La stessa Prometeia prevede più in generale che il prossimo anno le sofferenze (nuove e vecchie) sui mutui saliranno intorno al 3,8%.
Proprio per questo, un’estensione, una soluzione-ponte o un’alternativa al «Piano famiglie» sono quantomai opportune. Anche perché 60mila delle 82mila famiglie che hanno avuto accesso alla sospensione offerta dalle banche dal febbraio 2010 a fine novembre 2012 (sono 5mila invece quelle che hanno usufruito del Fondo di solidarietà) hanno nel frattempo dovuto riprendere i pagamenti delle rate. Qualcuno ci è riuscito, ma non tutti: uno studio Bankitalia stima che il 75% dei mutuatari ha ripreso il pagamento delle rate dopo i 12 mesi di stop. L’altro 25% – quindi 15mila famiglie italiane, non certo una cifra irrilevante – sarebbe ancora in difficoltà e a rischio pignoramento dell’abitazione: un esito catastrofico per i proprietari e che non può far certo neanche piacere alle banche.

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