Unicredit fa cassa: venduto il 9% di Pekao

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30 gennaio 2013 di Stefano Melia


Unicredit fa cassa in Est Europa. L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha avviato un accelerated bookbuilding per cedere il 9,1% della controllata polacca Bank Pekao. Piazza Cordusio manterrà almeno il 50,1% e dovrebbe ricavare, in base alle quotazioni di mercato, circa 900 milioni di euro facendo anche emergere una plusvalenza (nel 1999 il 50% di Pekao fu acquistato per 1,2 miliardi di dollari).
«L’operazione permetterà di ottimizzare l’allocazione di capitale all’interno del gruppo supportando la crescita organica nell’Europa centrale e orientale», spiega Unicredit in una nota. Escluse ulteriori cessioni di azioni Pekao nell’immediato: è stato infatti sottoscritto un impegno di lock-up della durata di un anno. L’accelerated bookbuilding è stato organizzato dalla filiale polacca di Unicredit e da Ubs come global coordinator, mentre Citi è joint bookrunner.
«Liberiamo capitale che intendiamo investire a costo zero nella stessa area e stimiamo, con i criteri restrittivi di Basilea 3, di avere un impatto compreso tra 10 e 12-13 basis point», ha spiegato Ghizzoni. L’Est Europa, pur presentando tassi di crescita più elevati rispetto all’Ue, è esposto a rischi sistemici molti alti (inflazione in primis). Se a questo si aggiunge il sostanziale «blocco» del trasferimento di capitali da parte di molte Authority di Eurolandia (la tedesca BaFin nel 2011 ha impedito a Piazza Cordusio di spostare parte delle liquidità dalla germania all’Italia), la mossa di Unicredit trova un’ulteriore motivazione pratica.
Il cda della banca ieri ha anche avviato la razionalizzazione della propria presenza nei Paesi baltici accentrando tutta l’operatività in Lettonia e chiudendo i quattro uffici di Estonia e Lituania. Anche questa scelta strategica, prevista dal piano industriale, si inserisce nell’ambito delle operazioni di riduzione dei costi.
L’ad Ghizzoni, a proposito del caos Mps, ha ricordato che sulle operazioni in derivati la banca «ha uno scoperto, non chiuso, di soli 600 milioni su oltre 900 miliardi di attivo, praticamente irrilevante». Unicredit, a partire dal 2011, ha effettuato «una serie di verifiche operative, molto prima che scoppiasse il caso» dell’istituto senese. Escluso, inoltre, un intervento (rilanciato da alcune illazioni) nella ricapitalizzazione di Rcs. «Con Basilea3 bisogna stare molto attenti sul capitale e investire solo su capitale core. Non abbiamo nessuna intenzione di uscire dal seminato, quindi tutto il capitale sul core e niente altro».
Intanto, Fitch ha confermato il rating «A-» di lungo termine, «F2» di breve termine, mentre l’outlook resta negativo. L’agenzia ha confermato anche i rating delle emissioni senior, di quelle junior e degli strumenti ibridi di capitale. Ieri in Borsa ha guadagnato lo 0,8 per cento.

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