Più potere per essere più indipendente

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2 febbraio 2013 di Stefano Melia


Il disegno dei poteri della Banca d’Italia ha due deficit strutturali, che talora potenzialmente pericolosi. Da un lato vi è un deficit di efficacia, non potendo l’autorità di vigilanza intervenire direttamente sulla governance di una banca in caso di rischi per la sana e prudente gestione.
Dall’altro un deficit di tutela, non essendo i nostri vigilanti protetti in caso di aggressione attraverso le vie legali. Sono deficit che il Fondo Monetario Internazionale ha reso noti fin dal 2006, ma che né due governi Berlusconi né un governo Prodi si sono preoccupati di colmare. Il caso Mps ci sta mostrando quando questi deficit possano essere tossici, non solo per prevenire gestioni bancarie a rischio, ma anche per evitare ingiustificati attacchi contro la Banca d’Italia, che inoltre non è neanche adeguatamente tutelata sul piano legale.

Con il passare dei giorni la vicenda legata ad operazioni finanziarie anomale messe in atto dalla passata gestione del Monte dei Paschi di Siena sta mettendo in luce quando importante sia avere un vigilante bancario che sia nel contempo efficace ed indipendente. L’efficacia di un controllore dipende dalla sua capacità di tutelare nel tempo la stabilità bancaria. I dati sull’Italia parlano chiaro. In generale la Banca d’Italia ha svolto al meglio il suo compito.

Poi ci sono i casi particolari, in cui in una banca si verificano episodi in cui si ipotizzano irregolarità gestionali. E’ questo il caso della banca Mps, oggetto di indagine da parte della magistratura. Leggendo le cronache, il caso Mps sembra caratterizzarsi per un aspetto di natura universale, che prescinde dal modello di vigilanza, ed uno invece specifico del disegno italiano delle regole di controllo. La caratteristica generale è quella della ipotesi di infedeltà bancaria: uno o più soggetti pongono in atto comportamenti che recano nocumento alla banca stessa, danneggiando gli interessi di chi ha interesse ha a cuore la sana e prudente gestione: clienti, azionisti, dipendenti, Stato. Se l’infedeltà bancaria si realizza attraverso la frode, nascondendo in tutto in parte, documenti e contabilità, l’efficacia della vigilanza preventiva si azzera. Non è difficile da capire. Una cosa è comprendere i rischi di una complessa operazione finanziaria tra una banca italiana ed una giapponese che si compone di più contratti quando avete ex post tutti i dettagli. Altra cosa è invece valutare ex ante una scelta di portafoglio, in più essendo vittima di occultamento di informazioni. E’ la stessa differenza che passa tra vedere alla fine un puzzle bell’e finito e trovare un tassello, che di per sé può appartenere a tanti puzzle diversi.

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