Caso Mps, la Consob convoca i revisori Roma indaga su ostacolo alla vigilanza Derivati di 5 banche nel mirino di Trani

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3 febbraio 2013 di Stefano Melia


Non solo Mps. Nell’inchiesta della procura di Trani sui derivati sottoscritti con forti perdite da imprenditori del nord barese, ci sono altre quattro banche: Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Usura e truffa aggravata i reati ipotizzati nei confronti di diverse decine di indagati, quasi tutti funzionari e dirigenti dei cinque istituti di credito. Ma gli accertamenti non sono solo sui vertici e sul management delle banche. Puntano agli ispettori di Consob e Bankitalia che avrebbero dovuto controllare la genuinità dei derivati.

 

In particolare, nel mirino dei pm tranesi Michele Ruggiero e Antonio Savasta, c’è – a quanto si apprende – l’attività di controllo che avrebbe «omesso di sanzionare le condotte» delle banche «in danno della clientela» per l’emissione di contratti di tipo `interest rate swap´. Si tratta di derivati che venivano di fatto imposti dalle banche ai clienti che chiedevano un prestito. Venivano presentati – secondo l’accusa – come prodotti finanziari capaci di garantire i sottoscrittori dall’eventuale rialzo dei tassi di interesse variabili dei mutui; in realtà le imprese pagavano due volte tassi passivi: sia quelli derivanti dai mutui, sia le perdite sui derivati.

Proprio nell’ambito di questa indagine, nel gennaio 2012 sono stati sequestrati a Mps e Banco di Napoli (gruppo Intesa San Paolo) contratti `interest rate swap´ per oltre 220 milioni di euro e la somma complessiva di circa 10 milioni, di cui 4 milioni equivalenti all’ingiusto profitto fino ad allora percepito dagli istituti di credito e circa 6 milioni relativi ai prevedibili futuri flussi derivanti dai contratti in corso.

Mentre il Banco di Napoli, dopo il sequestro, è corso ai ripari e ha firmato circa 150 transazioni con i sottoscrittori dei derivati, Mps – secondo la procura di Trani – ha continuato sulla sua strada addebitando ai risparmiatori le perdite sui derivati. Per questo oggi, nella filiale di Corato della banca senese, la Gdf ha sequestrato poco più di 358mila euro. Il sequestro è stato disposto dopo la denuncia presentata da un imprenditore di Corato che si era visto addebitare circa 415.000 euro per perdite subite dopo la sottoscrizione di un contratto `interest rate swap´ di 4,5 milioni di euro proposto dalla banca a copertura di un finanziamento in realtà mai concesso. Oltre agli addebiti, la società è stata segnalata dalla banca alla centrale rischi della Banca d’Italia per una sofferenza di 415.000 euro. Per questo l’imprenditore ancora oggi non ha accesso ai finanziamenti.

 

Su questi aspetti e, soprattutto, sui presunti mancati controlli di Consob e Bankitalia, i pm tranesi dovrebbero incontrare presto i loro colleghi di Siena che indagano sulla passata gestione del Monte dei Paschi. All’ordine del giorno ci sarà la competenza ad indagare su coloro che non hanno vigilato e bloccato i titoli-spazzatura. Su questo aspetto la procura di Trani sta indagando per i reati di truffa aggravata (ai danni dei risparmiatori del Nord barese che hanno sottoscritto i derivati) per omesso controllo di Consob e Bankitalia sui titoli, per aggiotaggio e manipolazione del mercato.

 

Ma c’è di più. Sulla scrivania del pm Ruggiero (lo stesso che ha chiesto il processo per i vertici delle agenzie di rating Fitch e Standard and Poor’s) c’è un altro fascicolo che scotta. È quello sulla manipolazione del tasso Euribor. Il sospetto è che trader stranieri, anziché comunicare ogni pomeriggio agli organismi preposti il tasso a cui veniva scambiato il denaro, avrebbero concordato tra di loro le comunicazioni da dare e, in questo modo, avrebbero influenzato il sistema bancario e finanziario italiano, provocando danni ai sottoscrittori di mutui e di derivati, che sono agganciati all’Euribor. Il danno – secondo l’Adusbef – supera i 3 miliardi di euro. Proprio nell’ambito di questa inchiesta, nella quale si ipotizzano i reati di truffa e manipolazione del mercato, è stato ascoltato oggi un dirigente di Banca Intesa. «È stato convocato – ha precisato la banca in un comunicato – in qualità di persona a conoscenza dei fatti». E sempre Intesa Sanpaolo ha voluto sottolineare che le operazioni in derivati su cui la procura di Trani sta indagando hanno una «rilevanza trascurabile e non significativa per il bilancio» della banca. Le indagini risalgono al 2010 e «hanno riguardato le relazioni della controllata banco di Napoli» con alcuni clienti. Un commento sull’inchiesta della procura di Trani è arrivato, attraverso un portavoce, anche da Unicredit: «Al momento – è stato detto – non siamo a conoscenza di indagini in corso».

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