La libertà non va negoziata

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9 febbraio 2013 di Stefano Melia


«Se avesse funzionato il plurimandato non ci sarebbe stato bisogno di questa nuova legge che apre alla collaborazione tra iscritti al Rui», a dirlo è Giovanni Calabrò, uno dei veterani dell’Antitrust che il 1° febbraio ha partecipato alla tavola rotonda organizzata dallo Sna. Calabrò, arrivato all’Authority per la concorrenza nel 1991, conosce bene il settore assicurativo: è stato infatti anche responsabile della direzione comunicazioni e dell’area assicurazioni, banche e servizi finanziari. Insomma le leggi non bastano per creare la concorrenza, servono degli uomini che traducano in pratica le idee. «La verità è che il plurimandato nel danni non ha sortito gli effetti che l’Autorità sperava potessero derivare dalla normativa Bersani, dalla stessa Antitrust più volte sollecitata – ha spiegato Calabrò –. Certo qualche segnalazione di ostacoli posti all’applicazione del plurimandato è arrivata anche all’Authority che ha ritenuto di segnalare il problema al Parlamento. Ma l’insuccesso è dipeso soprattutto dal comportamento degli attori in campo». Dopo la Bersani, secondo il rappresentante dell’Antitrust, bisogna riconoscere che gli agenti, grazie al plurimandato, hanno ottenuto dalle compagnie benefici di altra natura. «In sostanza la libertà concessa dal plurimandato è stata oggetto di negoziazione nei rapporti di forza tra compagnie e agenti – continua Calabrò –. Ora che si è arrivati alla collaborazione tra iscritti al Rui bisogna evitare dunque gli errori del passato e sfruttare le possibilità concesse dalle novità legislative senza puntare a vantaggi di corto respiro».

«Se la collaborazione tra agenti funzionerà ciò contribuirà ad attenuare la concentrazione che si registra nel settore assicurativo italiano, dove tra l’altro, hanno pesato anche i numerosi legami azionari e i patti di sindacato tra gruppi in via di scioglimento grazie all’azione Antitrust», conclude il direttore dell’Authority che ha di recente imposto al gruppo UnipolSai il dimagrimento di circa 1,7 miliardi di premi (principalmente nell’auto). Come è noto, Unipol ha impugnato il provvedimento al Tar che dovrebbe dare il verdetto ad aprile.

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