Banchieri divisi sul taglia-manager

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10 febbraio 2013 di Stefano Melia


Più potere a Bankitalia su chi siede al vertice delle banche. Non solo attraverso un diritto di veto sui manager considerati inadeguati ma anche con un vero e proprio potere di «rimuoverli dall’incarico» in caso di necessità. Di tutti i passaggi della relazione di Ignazio Visco, è la mozione taglia-manager quella che più fa discutere la platea del Forex: la premessa del governatore – prevenire è meglio che curare – a maggior ragione all’indomani dello scandalo-Mps, è condivisa da tutti, ma sulla soluzione il parterre si divide. «Dovrebbe far parte di una nuova regolamentazione, che al momento è solo auspicata», osserva ad esempio il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, Giovanni Bazoli. Come dire: la strada è quella giusta, ma la norma va concepita in un contesto più ampio e non isolata come uno strumento a sé stante. Un via libera nella sostanza ma condizionato nella forma arriva anche da Antonio Patuelli, alla sua prima volta al congresso Assiom-Forex da presidente dell’Abi: il diritto di veto e di rimozione ci può stare, ma solo se «uniforme a livello europeo», dice, perché la questione – in questo caso ma non solo – è che «in Europa occorrono le stesse regole per tutti».
Il ruolo dei board
«In un’azienda sana spetta agli azionisti» rimuovere i manager che non funzionano, pensa il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, secondo il quale l’ipotesi di Visco, peraltro già formulata da Mario Draghi, può essere presa in considerazione «solo in contesti particolarmente gravi», come una sorta di extrema ratio. «Se ne parla da mesi, e altrove questa norma esiste già», ricorda il ceo di UniCredit, Federico Ghizzoni. Anche se, tiene a precisare, il problema sta a monte, ed è quello di evitare che la Vigilanza debba sostituirsi agli organi di una banca: in caso di cattivo funzionamento, «dovrebbe essere il cda ad accorgersene e a decidere».
Il vero punto, come tiene a precisare il direttore generale di via Nazionale, Fabrizio Saccomanni, è che Banca d’Italia «vuole il potere di obiettare la nomina di amministratori», e che la facoltà di rimuoverli è solo l’altra faccia della medaglia. Ma avrebbe funzionato, la norma taglia-manager, nel caso del Monte? «È difficile dirlo ora, ex post» per l’ad della banca senese, Fabrizio Viola: «Mi sembra che il governatore sia stato chiaro nel dire che malgrado l’assenza di norme loro siano intervenuti con una moral suasion piuttosto importante».
I messaggi alla politica
Fin qui la taglia-manager. Per il resto, molti sì convinti e qualche precisazione. Anche perché in fondo, tutti attribuiscono al governatore il merito di aver fatto chiarezza sullo stato di salute del settore, non senza nascondere quelle criticità – dalla redditività del sistema al nodo fiscale – destinate a finire sul tavolo del governo che uscirà dalle urne di fine mese. «È stata una grande lezione monografica sulle banche», dice ancora il presidente dell’Abi, Patuelli, a Il Sole 24 Ore, «perché ha dato una risposta a tutti gli equivoci che in Italia circolano da qualche settimana sulle banche». Un merito riconosciuto anche dal presidente di Bnl, Luigi Abete, secondo il quale Visco «ha rappresentato la realtà della situazione italiana». In pratica, dice Abete, «un sistema di imprese bancarie solide che pongono le basi per cui, appena ci sarà un po’ di ripresa del mercato, possano risviluppare una dinamica ancora più forte di assistenza alle imprese e al mercato dei risparmiatori».
Il nodo-cedole
Ma la ripresa, purtroppo, deve ancora arrivare. E con essa le prospettive di redditività delle banche, reduci – come ha detto lo stesso Visco – da 2012 “graziato” dai ricavi extra legati al trading sui titoli di Stato acquistati in saldo e rivenduti dopo la ripresa dei mercati, ma ora chiamate a fare affidamento per lo più sui soli – risicati – margini d’interesse.
Se è vero, come ha osservato Ghizzoni, che «il tema del 2013 è rilanciare i ricavi, lavorando sulle imprese, sull’export, sui flussi commerciali, sugli investimenti per i clienti, sperando che sul credito ci siano volumi un po’ più dinamici rispetto al 2012», il problema è come muoversi adesso, visto che nelle prossime settimane approderanno ai board i bilanci, con relativi – eventuali – dividendi per gli azionisti. Un tema, questo, su cui Visco ha dedicato un passaggio breve ma inequivocabile («L’eventuale pagamento non dovrà avvenire a valere sulle riserve patrimoniali e dovrà essere compatibile con il rispetto degli obiettivi di capitalizzazione»), anche se sull’applicazione pratica ognuno fa storia a sé. «Sono valutazioni che spettano ai consigli, ma non mi pare che siamo in uno scenario così semplice», dice ad esempio Maurizio Faroni, direttore generale del Banco Popolare, una delle banche che non hanno ancora sciolto le riserve. Se per Ghizzoni «non cambia nulla rispetto a un atteggiamento prudenziale che oggi é importante sia uguale per tutti», Massiah prima ricorda che «non è il momento di parlarne», però poi – guardando a Ubi – si concede un «grazie a Dio problemi patrimoniali non ne abbiamo».

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