Tabacci: Mps e quella legge mancata nel 2005

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14 febbraio 2013 di Stefano Melia


UN’OCCASIONE PERSA – Otto anni fa, quando le commissioni Finanze e Industria di Camera e Senato dovettero accantonare il testo del disegno di legge sul risparmio – definito per dire basta ai conflitti di interesse tra banche e industriali e tra management e furbetti vari in cerca di una banca da conquistare – fu persa una grande occasione.

DISCIPLINARE I CONTROLLI – Quella di disciplinare, fino in radice e all’insegna della piena trasparenza e dell’efficacia, i controlli, la loro diversificazione, i compiti delle istituzioni, per non ritrovarsi nella condizione in cui, utilizzando il denaro di tutti, facevano affari in pochi e in danno dei molti. La legge fu diluita nel compromesso patrocinato da un governo (e non solo) più sensibile alla pressione di consorterie che alla necessità di rigore normativo imposto dalla tutela dei risparmiatori e dalle molteplici funzioni consentite nel modello di banca universale.

OGGI SE NE PAGANO LE CONSEGUENZE – Oggi, con la vicenda Monte dei Paschi, se ne pagano le conseguenze. Esse investono l’intero sistema bancario, il quale manifesta chiaramente e anzitutto il bisogno di un recupero di trasparenza, accanto alla rivisitazione degli strumenti e delle procedure di controllo. Non solo quelli esterni, ma anche le funzioni e le responsabilità degli audit interni, non sembrando logico che documenti tanto importanti, negati o nascosti all’autorità di vigilanza, non siano stati oggetto di attenzione prima.

SEGNARE IL DISTACCO CON IL PASSATO –  Le ipotesi della magistratura richiedono che con immediatezza si affidino poteri commissariali a chi solo recentemente è stato chiamato a guidare l’istituto, per segnare plasticamente il distacco con il passato. Il tutto passando per la rilettura e soprattutto l’applicazione rigorosa – che a Siena non c’è stata – della legge che regola la partecipazione delle Fondazioni nelle banche conferitarie. Ferme restando la loro natura privata, per origine, ma anche la distinzione dalla gestione delle aziende un tempo conferite, per evitare commistioni con la politica di cui sono espressione gli enti locali che provvedono alla governance delle Fondazioni stesse. I tempi sono stretti, e riguardano anche l’attesa vigilanza unica europea.

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