Mps, la Gdf in casa di Mussari e Vigni

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20 febbraio 2013 di Stefano Melia


Nuova giornata «calda» sul fronte dell’inchiesta sul caso del Monte dei Paschi di Siena. La Guardia di finanza ha perquisito gli appartamenti dell’ex presidente, Giuseppe Mussari, e dell’ex direttore generale dell’istituto Antonio Vigni. I finanzieri si sono presentati anche in casa e nell’ufficio di David Rossi, capo dell’area comunicazione (che peraltro non risulta indagato), mentre un quarto controllo ha riguardato un’altra persona di cui non è trapelato il nome.

«La perquisizione di questa mattina nell’abitazione del mio assistito – ha precisato più tardi il legale di Mussari, Fabio Pisillo – ha dato esito totalmente negativo. Non è stato rinvenuto alcunché di interesse per le indagini. Di conseguenza nessun documento né cartaceo né informatico, comprese le mail che sono state tutte esaminate, è stato posto sotto sequestro».

 

«Queste brutte cose le abbiamo scoperte noi – ha rivendicato intanto in un’intervista a «Famiglia Cristiana» l’ad di Mps, Fabrizio Viola – le abbiamo tirate fuori noi e le stiamo sistemando noi. Nessuno ci fa favori o lavora al posto nostro. Una volta messe a posto, e noi lo abbiamo fatto, quelle famose operazioni diventano il problema meno complicato. Tra sei mesi saranno dimenticate. Il problema vero è l’organizzazione della banca, la sua capacità di produrre reddito e di finanziarsi al punto da ripagare i Monti bond».

 

«Stiamo facendo grandi sforzi – ha assicurato Viola – per tenere distinta l’attività attuale della banca da tutte le questioni su cui la magistratura farà il suo lavoro di ricerca della verità».

«L’ipotesi di una spartizione» del Monte dei Paschi tra Pd e Pdl è «lunare», ha ribadito intanto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «in questi giorni girano pezzi di carta senza firme che può aver fatto chiunque, l’intenzione era di attaccare il Pd ma quando si vedrà tutto il film di quello che è successo si vedrà qualcosa di diverso: dirigenti infedeli, falsificazione di bilanci, derivati da regolare, soldi girati con lo scudo fiscale».

«Mi metto a disposizione dei magistrati quando lo riterranno opportuno con grande rispetto e attenzione», ha garantito Franco Ceccuzzi, candidato sindaco del centrosinistra a Siena, proprio in merito al documento circolato ieri e riguardante il presunto accordo: quel documento «non mi appartiene né dal punto di vista della elaborazione, né della sottoscrizione, si tratta di una polpetta avvelenata».

 

Per il segretario Pdl, Angelino Alfano, «chi non ha saputo governare una banca non può governare un Paese»: il Monte dei Paschi «è un istituto bancario governato pienamente dalla sinistra attraverso la fondazione i cui membri sono nominati dagli enti locali, tutti a guida di sinistra. Crediamo che vadano difesi i correntisti e i lavoratori del Mps, ma che occorra ribadire, fin da ora una responsabilità politica tutta a sinistra. È uno scandalo rosso – ha concluso – del quale si tenta di non parlare creando delle cortine fumogene».

«Sarebbe gravissimo – ha attaccato Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile – se l’esecutivo dei banchieri utilizzasse ancora i soldi pubblici per ingrassare gli ingranaggi di un sistema politico-finanziario marcio, nascondendolo per giunta agli elettori. La maggioranza che ha sostenuto il governo Monti, compreso il Pd, è responsabile in solido di questo scandalo».

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