L’Fmi striglia le banche La Fed frena Wall Street

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7 marzo 2013 di Stefano Melia


La tirata d’orecchie è di quelle che fanno male. Perché arriva dal Fondo monetario internazionale, e colpisce le banche italiane e quelle spagnole. La colpa: i tassi dei prestiti «sono ancora troppo alti nonostante gli sforzi della Bce. La trasmissione della politica monetaria resta limitata». L’ammonimento del Fmi ricalca le preoccupazioni espresse qualche giorno fa proprio da Mario Draghi, che lamentava le difficoltà in alcuni Paesi a ottenere credito malgrado gli stimoli di politica monetaria. È possibile che oggi, al termine della riunione del direttivo, il presidente della Bce torni sull’argomento. Il tema, in tempi di recessione, è d’altra parte caldissimo e alimentato di continuo dalle imprese.
L’appuntamento di oggi all’Eurotower sarà però concentrato soprattutto sulle nuove stime sulla crescita 2013. Tre mesi fa la forchetta Bce era compresa tra un -0,9% e un +0,3%, ma non è da escludere una revisione al ribasso dell’outlook anche alla luce dell’aumento dei disoccupati (19 milioni, percentuale di senza lavoro all’11,9%). Dall’Eurostat è già arrivata ieri una diagnosi poco benevola sullo stato di salute dell’eurozona, con il Pil sceso nel 2012 dello 0,9% (-2,7%). Con il super euro che è stato la principale causa della contrazione dello 0,6% subìta nel quarto trimestre (tra luglio e dicembre il dollaro si è svalutato di quasi il 10%), è probabile che Draghi torni a parlare del nodo-cambi. La Bce ha sempre negato che sia in atto una guerra delle valute.
L’attesa per il vertice della banca centrale, e per la successiva conferenza stampa di Draghi, è comunque alta. Le Borse europee si sono infatti mosse ieri prudentemente. Tutte, con la sola eccezione di Francoforte hanno chiuso in ribasso (-0,47% Milano), anche a causa dell’andamento poco convinto di Wall Street dopo il record storico di martedì. Alle 20,30 il Dow Jones ha rallentato ulteriormente (+0,22%) dopo la diffusione del Beige Book, in cui la Federal Reserve sottolinea come anche a gennaio e febbraio l’economia sia cresciuta «a un passo modesto» nonostante «miglioramenti del mercato del lavoro» e della spesa per consumi. Ma i tagli automatici scattati col sequester preoccupano Ben Bernanke: le politiche fiscali governative – sottolinea il documento – stanno frenando consumi e assunzioni. Segnali confortanti arrivano comunque dal mattone: i prezzi delle case sono in aumento.

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