Carige, Creval, Veneto Banca: la lente di Visco

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11 marzo 2013 di Stefano Melia


L’ operazione di moral suasion portata avanti attualmente dalla Banca d’Italia produrrà effetti visibili sui bilanci degli istituti di credito di medie e piccole dimensioni probabilmente già sui conti del 2012. Com’è noto, è in corso un’ispezione sistemica negli istituti italiani. Sotto osservazione ci sarebbero in tutto 23 banche. L’indagine si sta concentrando sulla qualità del credito, vista l’esplosione delle sofferenze, salite a 118 miliardi complessivi. In particolare, si starebbero scandagliando le valutazioni delle garanzie immobiliari, per evitare che le stime non abbiamo scostamenti troppo significativi rispetto ai reali valori di mercato. Il dato finale di questa analisi potrebbe essere una richiesta dell’Istituto di via Nazionale di aumentare l’accantonamento di capitale per far fronte ai rischi. In questo quadro, le più esposte, secondo diversi osservatori, sarebbero proprio le banche di medie e piccole dimensioni, quotate e non. In alcune di loro, oltretutto, gli esiti potrebbero costringere a far ricorso ad aumenti di capitale per mettere in sicurezza gli aspetti patrimoniali. Lo dimostra uno dei casi degli ultimi tempi: quello di Carige. Nelle scorse settimane, gli ispettori hanno esaminato i fondamentali dell’istituto, per verificare se le risorse accantonate nel fondo rischi siano sufficienti a far fronte ai crediti dubbi. Il fulcro del piano di riassetto è legato all’annuncio del rafforzamento patrimoniale dell’istituto,

deciso nei giorni scorsi dal cda. Un’operazione senza precedenti, per le casse genovesi, del valore di 800 milioni di euro. Rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, la scissione della banca in due distinte società (Carige spa per le filiali liguri e Carige Italia spa per tutti gli altri sportelli) avrà un beneficio economico di 260 milioni e non di 715. Uno scarto di quasi cinquecento milioni, fatto rilevare dalla Consob, da colmare al più presto. Ulteriore conferma al disegno di Carige arriverà 19 marzo, quando il consiglio si riunirà per l’approvazione del bilancio 2012 (atteso un utile poco al di sotto dei 200 milioni di euro). Due dovrebbero essere le strade: dismissioni e aumento di capitale. Per la prima, l’ipotesi più accreditata guarda al comparto assicurativo. Far uscire dal perimetro del business Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova potrebbe portare un beneficio di circa 400 milioni di euro. Il resto sarebbe invece nuova liquidità da chiedere ai soci (attuali e futuri). La Fondazione Carige, titolare del 47,1% delle azioni, sarebbe chiamata a investire poco meno di 200 milioni. Alla fine, la Fondazione potrebbe anche decidere di non sottoscrivere per intero la propria quota, diluendola e lasciando spazio ad altri. Chi? Si parla con insistenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, decima realtà italiana per patrimonio, socia di minoranza di Carige nella Banca del Monte di Lucca. Ma sono circolati anche i nomi di imprenditori liguri: la famiglia Orsero, Gabriele Volta e i Gavio storici azionisti dell’istituto. Tra le piccole alle prese con il peggioramento della qualità del credito c’è il Creval (Credito Valtellinese), anch’essa con Bankitalia in casa. Qui i crediti deteriorati netti sono saliti al terzo trimestre a 2,23 milioni, +55,4% rispetto all’anno scorso, con indici di copertura al 28%, le sofferenze sono andate al +28,8%, il core tier 1 2013 stimato sarebbe al 7,5%, considerando che a giugno scadono 200 milioni di Tremonti Bond. Secondo alcuni analisti per Creval sarà necessario aumentare gli accantonamenti a 82 milioni di euro. Sotto stress sono anche i conti in alcune piccole banche non quotate. La Carife (Ferrara), che già aveva fatto un aumento di capitale da 150 milioni nel 2011, a fine gennaio ha subito un downgrade da parte di Moody’s sui crediti a lungo termine (da Ba3 a Caa1). L’agenzia di rating ha aggiunto che la banca “richiede un sostegno esterno per rimanere in continuità aziendale” ed ha capacità di generare capitale interno molto bassa. L’istituto di Palazzo Koch è a tutt’oggi dentro l’istituto. Banca Marche invece ricorderà il 2012 come il primo anno della sua storia in rosso. Il cda analizzerà i conti il 14 di marzo. È attesa perdita importante (si è parlato di circa 300 milioni, ma i dati non sono confermati) dovuta ai forti accantonamenti per il fondo rischi. La situazione è di tensione al punto che alcuni soci starebbero valutando azioni di responsabilità verso gli ex vertici. Ancora Moody’s, a fine gennaio, aveva abbassato il rating dell’istituto marchigiano. Aggiungendo, in quell’occasione, che la debolezza degli asset e la scarsa capacità di generare capitale avrebbe potuto condurre all’esigenza di un supporto esterno. A Nordest è attualmente in corso l’ispezione di Bankitalia in Veneto Banca. Nella sua ultima semestrale l’istituto di Montebelluna afferma che la redditività complessiva «è stata ancora penalizzata dalla dinamica dei crediti deteriorati e dalla conseguente necessità di prevedere accantonamenti prudenziali adeguati a fronteggiare il rischio creditizio». A fine giugno 2012, l’ammontare delle rettifiche di valore su crediti ha raggiunto i 64 milioni di Euro, registrando un aumento di 13,4 milioni rispetto ai primi sei mesi del 2011 (+26,4%). Il Gruppo bancario mostrava a livello di consolidato crediti deteriorati lordi per 3,12 miliardi, di cui sofferenze per 1,69 miliardi. La banca ha comunicato l’estate scorsa 246 esuberi, alla fine della trattativa effettivamente in uscita saranno meno: circa 125. A quanto risulta, l’ad Vincenzo Consoli nel corso di un incontro con i sindacati ha tranquillizzato le parti sociali, affermando che l’ispezione avrebbe confermato una situazione di equilibrio per la banca. Intanto l’istituto di Montebelluna prosegue sulla strada della semplificazione e del controllo dei costi. Entro il primo semestre dovrebbe essere portata a compimento l’integrazione di Carifac, mentre è ancora in discussione l’eventuale fusione di Bancapulia.

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