Unipol chiede i danni ai Ligresti

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15 marzo 2013 di Stefano Melia


Sì alle azioni di responsabilità nei confronti dei Ligresti, dell’ex amministratore delegato Fausto Marchionni e degli ex consiglieri di Fonsai e Milano più vicini alla famiglia.
Si sono concluse così ieri a Bologna le assemblee convocate su richiesta del commissario ad acta Matteo Caratozzolo. Ed è il capitolo finale, inedito perfino per il capitalismo italiano abituato a dissesti e crac, del lungo e travagliato tramonto del gruppo Fonsai oggetto, secondo il rapporto conclusivo del commissario nominato dall’autorità di vigilanza, di «un’opera di spoglio» compiute da parte di Salvatore e i tre figli attraverso una gestione «eterodiretta» che ha causato danni «di importo ingentissimo». Quantificati ieri in modo preliminare dallo stesso Caratozzolo in 130 milioni per Fondiaria Sai e in «almeno 115 milioni» per la controllata Milano assicurazioni. «E parliamo qui per Fonsai dei danni diretti, poi ci saranno quelli delle società minori che hanno già deliberato le azioni di responsabilità. E per la Milano la somma non include le consulenze pagate a Salvatore Ligresti», circa 40 milioni, e «le sponsorizzazioni a Laità, la società che gestisce la scuderia di cavalli di Jonella Ligresti». Quali risarcimenti saranno richiesti? «Le operazioni di quantificazione, non facili, sono ancora in corso».
A favore dell’azione di responsabilità ha votato anche Unipol in modo diretto e attraverso Premafin, la holding che controlla Fonsai, fino a qualche mese fa in mano ai Ligresti e che è passata al gruppo bolognese che ha compiuto il salvataggio dell’ex impero di Salvatore in dissesto. Negli accordi firmati con la famiglia all’inizio del 2012 la compagnia delle coop accordava una manleva ai Ligresti e agli amministratori e sindaci del gruppo Fonsai, poi circoscritta a questi ultimi per intervento della Consob. In teoria dunque era possibile attendersi che Premafin-Unipol avrebbe votato ieri «contro» le azioni di responsabilità nei confronti degli ex consiglieri. O che avrebbe cercato di astenersi dal pronunciamento. Invece le cose sono andate diversamente.
«La manleva per noi non è valida» di fronte ai fatti denunciati dal commissario dell’Isvap, ha detto il numero uno di Unipol e Fonsai Carlo Cimbri a margine dell’assemblea. E ha spiegato: «Abbiamo valutato nel board Unipol la situazione, la relazione del commissario, i contratti e la manleva. Per l’interesse sociale di Fonsai abbiamo ritenuto opportuno votare l’azione di responsabilità. Riteniamo che di fronte a queste situazioni la manleva non abbia alcuna efficacia: un conto è una denuncia, un conto è una relazione di un commissario ad acta che dentro la società ha analizzato una serie di fatti ed è arrivato a delle conclusioni. Se qualcuno la penserà diversamente discuteremo e ci difenderemo. Abbiamo pareri legali».
Cimbri ha poi sottolineato che «con il voto favorevole in assemblea» è stato «espresso il pensiero della società: si chiede discontinuità. C’è una gestione precedente, dal 19 luglio c’è un nuovo azionista di riferimento che opera nell’interesse sociale». Se la compagnia, ha aggiunto, «ravvisa che vi sono stati comportamenti inopportuni, procede di conseguenza, come farebbe nei confronti di chiunque abbia sottratto patrimoni alla società, a prescindere dal cognome che porta». Davanti ad azioni scorrette «tuteleremo gli interessi della società con tutto ciò che sarà necessario».
Alla fine l’azione di responsabilità è stata votata da oltre il 99% del capitale presente nelle assemblee (per quanto riguarda la Milano il voto per Fonsai è stato esercitato da Caratozzolo). Hanno dunque approvato la mozione anche gli azionisti di Fondiaria Sai Palladio e Sator, nonostante avessero proposto piani alternativi a quelli di Unipol che prevedevano la permanenza dei Ligresti come soci di rilievo. Un rappresentante della società guidata da Roberto Meneguzzo ha espresso «soddisfazione e apprezzamento per un’operazione di trasparenza e pulizia che può essere un segno di forte discontinuità con il passato». Mentre la Sator di Matteo Arpe «si riserva di procedere con un’autonoma azione qualora fossero accertati responsabilità o comportamenti dolosi o colposi da parte di amministratori anche di fatto».

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