Banca Carige alla prova dei conti e dei soci

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18 marzo 2013 di Stefano Melia


L’operazione di creazione di Carige Italia, la rete di sportelli fuori dalla Liguria che il gruppo genovese ha reso operativo dallo scorso primo gennaio, doveva offrire l’opportunità di una riorganizzazione operativa sul territorio parallelamente all’ottenimento immediato di importanti benefici fiscali, nell’ordine di 715 milioni di euro, che avrebbero rafforzato le condizioni patrimoniali del gruppo. Ma solamente una parte di quanto previsto nel piano ideato dal direttore generale Ennio La Monica si è realizzato. Una interpretazione della Consob conferma i benefici a livello di conto economico, mentre a livello consolidato ne valida solo 261 milioni.
Il piano, pensato nella seconda metà del 2011 e comunicato nel maggio scorso, sembrava garantire la quadratura del cerchio: rafforzamento patrimoniale senza metter mano al portafoglio, individuando un possibile beneficio fiscale che si sarebbe ottenuto riorganizzando la società. È andata così solo parzialmente. La Consob ha infatti validato poco più di un terzo dei benefici attesi dalla riorganizzazione: 261 milioni di euro rispetto agli attesi 715. I 454 milioni mancanti sono invece elisi dal conteggio, rappresentando, secondo l’interpretazione dell’Autorità di vigilanza, un’operazione infragruppo e quindi non computabile.
Tempi lunghi
Un bel guaio per la cassa genovese: i benefici fiscali vengono infatti diluiti nei prossimi 11 anni. A livello di consolidato, i 715 milioni attesi diventano complessivamente 601, considerando i 114 già iscritti a riserva patrimoniale dal gruppo nel corso degli ultimi esercizi, solo che anziché contabilizzare subito il totale dei benefici, se ne potranno iscrivere a bilancio unicamente 261, mentre la parte più cospicua, 340 milioni, verranno diluiti nei prossimi 11 esercizi al ritmo di 28-30 milioni per anno di minori imposte. Non è proprio la stessa cosa.
Nonostante a Genova siano saldamente convinti delle loro ragioni, Carige deve correre ai ripari e dal consiglio di amministrazione di domani si attende il ridisegno del futuro della banca. La cedola dovrebbe essere garantita ai soci, ma il punto cruciale è il rafforzamento patrimoniale. Servono 800 milioni di euro. Ma la Fondazione, prima azionista della banca con il 47% del capitale, non vuole metter mano al portafoglio prima di aver visto avviare un sostanzioso programma di cessioni.
Svalutazioni
Venuta meno l’opportunità fiscale, Carige deve iniettare vitamine nei propri conti: va fatta pulizia, vanno eliminati i rischi legati a contenziosi fiscali pregressi, devono venir migliorati i parametri di credito, senza dimenticare la svalutazione (impairment) dei titoli finanziari in portafoglio anche alla luce delle norme di Basilea 3, ponendo infine mano a una delle due compagnie assicurative del gruppo, Carige assicurazioni, attiva nel ramo Danni che, a un’ispezione dalle autorità di vigilanza, ha evidenziato carenze sia a livello di riserve che del margine di solvibilità. Le attività assicurative del gruppo necessitano di una iniezione di liquidità, stimata da più parti in 138 di milioni di euro.
Quello che doveva essere l’anno di uscita dalla crisi si sta trasformando per Carige nell’esercizio più delicato, quello in cui porre le basi per la sostenibilità futura delle strategie dell’istituto. Il momento è critico e i prossimi mesi lo saranno ancor di più, ma non è possibile procrastinare scelte tanto strategiche.
Il cda di domani vedrà dunque la contrapposizione tra i due grandi vecchi di Carige, il presidente della banca, Giovanni Berneschi e il presidente della Fondazione Flavio Repetto. Berneschi punta a far aprire il portafoglio alla Fondazione, che invece privilegia l’idea dell’alleggerimento del perimetro. Carige, con ogni probabilità, metterà sul mercato alcuni degli immobili di pregio di cui dispone, ma è difficile pensare possa bastare per sistemare i conti. Tanto più in un momento come l’attuale, con i prezzi a livelli bassi e il mercato in mano agli acquirenti. Così Repetto vedrebbe favorevolmente la cessione di tutto o di parte del polo assicurativo prima di mettere mano al portafoglio, ipotesti del tutto indigesta per Berneschi.
Doppie agenzie
È poi probabile un intervento ad ampio raggio sui conti, capace di coinvolgere i crediti non performing in capo all’istituto, che potrebbero essere collocati sul mercato, magari con una operazione di cartolarizzazione. Ma vanno anche risolte le sovrapposizioni territoriali degli sportelli: ci sono qualche decina di agenzie sulla via della chiusura.
È il momento delle scelte: a Carige servono 800 milioni, in quale modo si concretizzeranno? In un quadro che necessita di tanti interventi, la nota più positiva viene dalla liquidità disponibile, circa 3 miliardi di euro e dalla quantità degli attivi, superiori oggi ai 30 miliardi di euro. Un livello questo che porterà Carige, dal primo gennaio 2014, sotto la vigilanza della Banca centrale europea. Uno standing di controlli più elevato, al quale la banca guidata da La Monica intende prepararsi fin dalle prossime ore. Il tempo delle soluzioni-ponte è scaduto.

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