Alle banche Ue servono 112 miliardi

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20 marzo 2013 di Stefano Melia


Eppur si muovono e con maggior energia di quanto ipotizzato. A procedere più speditamente del previsto per consolidare la propria struttura patrimoniale sono le maggiori banche del pianeta. Lo ha statibilito uno studio del gruppo di Basilea impegnato a fermare l’istantanea dello stato del sistema creditizio mondiale alla fine del giugno dell’anno scorso.

Se le regole di Basilea 3 fossero entrate in vigore in quella data, le 101 maggiori istituzioni del mondo sarebbero risultate sottocapitalizzate complessivamente per 208 miliardi di euro. Tanto? Molto meno di quanto appariva necessario alla fine del 2011 quando all’appello mancavano quasi 400 miliardi di euro. In altre parole in sei mesi i maggiori istituti di credito continentali hanno consolidato il proprio stato patrimoniale, riducendo il gap del 47 per cento, avvicinandosi così agli standard previsti molto più rapidamente di quanto impone la marcia di avvicinamento al 2019 quando le nuove norme saranno in vigore.

A fine giugno il core capital medio era stato calcolato all’8,5% in un quadro che ha visto gli stessi istituti accumulare 380 miliardi di euro di profitti dopo le imposte nel periodo 2011-2012. Rassicura anche la leva media che a fine giugno era al 3,8% rispetto al 3% che Basilea 3 richiede nel rapporto equity/debito. E tanto è bastato agli esperti del gruppo che ha prodotto la ricerca per salutare con soddisfazione lo sforzo che «banche e regolatori hanno effettuato per la raccolta dei dati» e sembra di capire anche per i risultati dell’esercizio.

Lo studio conferma quanto sia centrale, inevitabilmente, il cotè bancario europeo del calcolo sul patrimonio delle maggiori banche. Più di metà dei 208 miliardi di euro mancanti, infatti, sono da attribuire a 44 istituti europei.

Lo studio del Gruppo di Basilea va infatti declinato con l’esercizio svolto parallelamente e diffuso ieri dal l’Eba, European banking authority che ha sede a Londra ed è guidata dall’italiano Andrea Enria. Per l’esattezza alla fine del giugno 2012 le maggiori banche europee risultavano sottocapitalizzate per un totale di 112,4 miliard di euro, cifra che, una volta raccolta, consentitrebbe a tutte di centrare il target finale Basilea 3, ovvero un core 1 capital ratio del 7 per cento.

Per essere in linea con la tabella di marcia che impongono i regolatori le maggiori banche europee dovranno raccogliere entro il 2015 3,7 miliardi di euro: tanti basterebbero per collocarle al target minimo del 4,5%, destinato poi a progredire verso l’obiettivo del 7% del 2019.

Anche nel caso europeo, dunque, la marcia di avvicinamento verso la «full implementation» si annuncia rapida e positiva, nonostante le banche dell’Unione europea e non abbiano fatto slittare l’adozione graduale dei nuovi standard dal gennaio 2013 al gennaio 2014. Dalla fine del dicembre del 2011 gli istituti dell’Unione, infatti, hanno rastrellato 86 miliardi di euro con una riduzione del patrimonio mancante del 43 per cento. Nel comunicato diffuso insieme con il documento che illustra il terzo esercizio di monitoraggio effettuato dal l’Eba, Andrea Enria, e i suoi collaboratori hanno sottolineato la dinamica che ha portato a un netto miglioramento dell’assetto finanziario delle banche.

«Si tratta prevalentemente di un incremento del capitale, piuttosto che una riduzione dell’attivo ponderato al rischio». In ogni caso una dinamica virtuosa che sospinge sempre più verso l’obiettivo prefissato: rafforzare le banche e metterle nella condizione di riuscire ad assorbire perdite impreviste senza doevr ricorrere ad aiuti pubblici.

Lo studio non entra nello specifico dei singoli istituti, ma si limita a tracciare il quadro complessivo del settore. È noto però che l’esercizio dell’Eba ha preso in esame due banche italiane nel gruppo delle maggiori: Unicredit e Intesa. Entrambe, affidandosi ai numeri diffusi con i risultati di fine anno, sono già allineate ai nuovi standard imposti dai regolatori di Basilea.

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