Conti e Btp, addio ai segreti con il Fisco

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26 marzo 2013 di Stefano Melia


Parte l’Anagrafe dei rapporti finanziari. Banche, Poste e società di gestione e intermediazione del risparmio dovranno comunicare entro il prossimo 31 ottobre all’Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, le movimentazioni degli stessi, gli investimenti, l’utilizzo delle carte di credito e perfino delle cassette di sicurezza riferiti al 2011. Per quelli del 2012 il termine è il 31 marzo 2014 mentre per gli anni 2013 e seguenti le comunicazioni dovranno avvenire entro il 20 aprile dell’anno successivo. Con il provvedimento firmato ieri dal direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, diventa così operativo il sistema, previsto dal decreto salva Italia del dicembre 2011, che di fatto annulla il segreto bancario consentendo al Fisco di incrociare i dati sui conti correnti con le dichiarazioni dei redditi per scovare più facilmente gli evasori.

 

Il provvedimento di ieri disciplina i termini e le modalità di comunicazione delle informazioni che, assicura l’Agenzia, «saranno gestite nel rispetto della normativa sulla privacy». I dati viaggeranno su un nuovo canale telematico di trasmissione denominato Sid (Sistema di interscambio flussi dati) al quale dovrà registrarsi ogni singolo operatore finanziario. Un successivo provvedimento, aggiunge l’Agenzia, «individuerà i criteri per l’elaborazione di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione» sui quali si concentreranno i controlli. Per rendersi conto della portata rivoluzionaria della nuova anagrafe dei rapporti finanziari, basti dire che finora il Fisco aveva accesso solo ai dati identificativi del conto corrente, quindi l’accensione o la cessazione dello stesso e poteva chiedere maggiori informazioni solo dopo l’apertura di un accertamento formale a carico di un contribuente specifico. Ora invece conoscerà di ogni singolo rapporto finanziario esistente anche i saldi iniziali e finali dell’anno, gli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere, quindi per esempio tutti gli accrediti e i bonifici, ma anche tutti i dati riferiti ai conti deposito titoli e obbligazioni, ai buoni fruttiferi, ai contratti delle gestioni risparmio e patrimoniali, l’importo totale degli acquisti con la carta di credito, le ricariche per quelle prepagate, il numero di accessi alle cassette di sicurezza, gli incrementi di valore o i riscatti relativi alle polizze assicurative, gli acquisti e le vendite di oro. Incrociando questi dati con le dichiarazioni dei redditi l’Agenzia delle Entrate dovrà, dice la legge, compilare delle liste di contribuenti che potranno essere sottoposte a controlli quando si verificherà uno scostamento rilevante (Befera ha sempre detto di almeno il 20%), secondo quanto già previsto dal redditometro. Per esempio, se un contribuente dichiara 30 mila euro, ma con la carta di credito fa acquisti nello stesso anno per decine di migliaia di euro senza intaccare i risparmi o senza avere entrate straordinarie e magari sostiene anche una serie di spese elevate (vacanze esclusive, auto di lusso, eccetera) è probabile che possa finire sotto accertamento.

Tra i dati da comunicare ci saranno anche quelli relativi ai conti sui quali sono finiti i capitali illecitamente detenuti all’estero sanati fra il 2001 e il 2010 grazie ai ripetuti scudi fiscali? In teoria no, perché ai contribuenti era appunto stata garantita la protezione dagli accertamenti. Ma la questione, rispondono all’Agenzia, sarà affrontata con un successivo provvedimento.

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