Utili Cariparma in tenuta a 160 milioni Raccolta diretta in aumento a 36,2 miliardi

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30 marzo 2013 di Stefano Melia


Trecento milioni di impieghi in più per Cariparma e un utile consolidato da 160 milioni, un risultato che proietta la banca controllata dal Crédit Agricole al terzo posto tra gli istituti più profittevoli del 2012, alle spalle di Intesa e UniCredit.

A trainare la redditività è la raccolta, soprattutto nella componente indiretta (salita del 10,5% oltre i 50 miliardi): i proventi operativi del gruppo sono saliti del 2,7% a 1,7 miliardi, un miglioramento che «non è da imputare alle attività di trading – conferma il ceo Giampiero Maioli – ma alla crescita del margine dei servizi», in grado di compensare il calo del margine d’interesse.

Maioli commenta con soddisfazione i risultati perché ricorda che nel bilancio 2012 sono compresi anche «120 milioni a copertura di 700 uscite volontarie, oltre a svalutazioni degli avviamenti di Friuladria e delle filiali acquisite da Intesa». Come a dire, quindi, che senza queste voci una tantum il bilancio avrebbe potuto essere anche più ricco, «nonostante un anno terribile».

Grazie a una solida posizione di liquidità (il surplus tra raccolta e impieghi del gruppo è di circa 3 miliardi, per lo più investiti in titoli di Stato e nelle società di credito al consumo Agos e Fga capital, la joint venture con Fiat) sono stati 14mila i nuovi mutui casa erogati nel 2012, mentre le rettifiche sui crediti hanno toccato i 400 milioni; alla fine dell’anno scorso la copertura delle sofferenze – quelle netto sono l’1,7% dei crediti – risultava pari al 58,6%, mentre il Core Tier 1 è salito dall’8,3% del 2012 al 9 per cento.

Come accennato, nel 2012 il gruppo ha provveduto anche all’accantonamento di 120 milioni destinati all’attivazione di un piano di incentivazione all’esodo che coinvolge oltre 700 adesioni volontarie. Questa iniziativa, annuncia Maioli «ci permetterà l’assunzione di oltre 100 giovani e di intraprendere un percorso di revisione del modello di servizio della rete distributiva, con maggior focus sulla multicanalità e sulle attività di consulenza».

La raccolta diretta si posiziona a 36,2 miliardi di euro, risultato che ha beneficiato in particolare del piano di collocamento obbligazionario rivolto ai privati da oltre 4 miliardi; la massa amministrata totale del gruppo si attesta a 87,5 miliardi (comprensivi dei 51,3 miliardi di raccolta indiretta). Sul fronte degli impieghi, pari a 35,1 miliardi, il gruppo ha messo a segno una crescita vicina all’1%, con una base clienti che ha visto l’ingresso di 110mila nuove unità.

I conti sono buoni ma certo il peso della congiuntura si fa sentire – basta pensare che il costo del credito delle banche commerciali del gruppo, pari a 108 punti base, è superiore di tre volte a quello delle banche francesi – e per questo Maioli pone l’accento sul quadro fiscale, che «in Italia è troppo penalizzante per le banche, soprattutto là dove disciplina la deducibilità delle perdite sui crediti».Un peso per tutti, ma che per una banca controllata da un gruppo straniero è ancora più evidente. E il 2013? «Tutto dipenderà dalla situazione dell’economia reale, che purtroppo non accenna a migliorare», taglia corto Maioli. Che proprio per questo motivo esclude qualunque interesse per operazioni straordinarie: «Non è il momento opportuno».

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