Generali, Effeti verso lo scioglimento

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2 aprile 2013 di Stefano Melia


Scade oggi il termine per la presentazione delle liste per il nuovo consiglio di amministrazione delle Generali. In realtà, già dalla scorsa settimana, l’assetto del nuovo board è stato svelato. Il “listone” targato Mediobanca, che raccoglie le indicazioni dei principali soci del Leone, è emerso nelle sue componenti chiave nei giorni scorsi. Tuttavia, proprio quel “listone” potrebbe portare con sé conseguenze rilevanti in termini di equilibri tra i soci della compagnia assicurativa. Effeti, uno degli azionisti chiave delle Generali, fin qui rappresentato in consiglio da Angelo Miglietta, non avrà alcun rappresentante nel board. E non lo avrà perché il destino della cassaforte sembra ormai tracciato. Sarebbe solo questione di tempo, poi Effeti, il veicolo compartecipato da Ferak e Fondazione Crt e a cui fa capo il 2,15% del Leone, sarebbe destinato a scomparire con i due ex partner pronti a rilevare la quota parte di debito e di azioni delle Generali.

Tempi e modalità sarebbero ancora da definire, ma c’è certezza sul risultato da raggiungere. Insomma, il tentativo di mediazione che si è misurato sul terreno del rinnovo del consiglio di amministrazione delle Generali sarebbe fallito. Il veicolo avrebbe dovuto indicare un proprio candidato che, nella sostanza, fosse sì espressione dei soci veneti ma che ottenesse anche il benestare della Fondazione. Stando a indiscrezioni autorevoli, si era anche arrivati a individuare un nome (una donna) che riuscisse a trovare il consenso delle due parti, ma alla fine l’accordo sarebbe sfumato complice il punto di vista differente riguardo il percorso di separazione proposto contestualmente dalla Fondazione Crt. Più in generale, avrebbe inciso anche la mancanza di fiducia tra i soci.

Il nodo della scissione resta in ogni caso legato a doppio filo ai prezzi di carico delle Generali e alla struttura finanziaria di Effeti. Stando all’ultimo bilancio depositato, la società ha in carico l’investimento a Trieste a 18 euro per azione che si confronta con un prezzo di Borsa vicino ai 12 euro o poco più. Quanto ai debiti, figurano 326 milioni di euro di esposizione verso Veneto Banca, dei quali, secondo indiscrezioni, sono stati utilizzati 170 milioni. A ciò si somma un bond: alla fine del 2011 la scatola ha rifinanziato parte dell’indebitamento nei confronti di Veneto Banca attraverso l’emissione di un prestito obbligazionario da 100 milioni convertibile nello 0,3% della compagnia assicurativa triestina. Il prestito è stato sottoscritto per 95 milioni dalla Fondazione Crt e per i restanti 5 milioni da Ferak e tecnicamente scade il 30 giugno del 2016. Tuttavia, in base al regolamento, a partire dal diciottesimo mese successivo all’emissione, ossia da giugno 2013, ciascuna obbligazione potrà essere convertita, su richiesta del portatore, in un’azione ordinaria Generali a 18 euro. Uno dei punti su cui non si sarebbe raggiunto l’accordo, secondo indiscrezioni, sarebbe stata proprio la modalità della divisione del debito della scatola. Insomma la matassa appare difficile da sbrogliare. Per ora – si apprende – non è stato ancora dato alcun mandato ai legali per procedere alla scissione. Ma sarebbe solo questione di tempo. E di prezzi delle azioni Generali. Nell’attesa, nelle prossime settimane, potrebbe essere convocato un consiglio di Effeti per portare avanti la gestione ordinaria. D’altra parte, si fa notare, dopo l’uscita di Miglietta, ex segretario generale dell’ente torinese, Fondazione Crt, socia al 49,9%, è tecnicamente in minoranza nel board e deve procedere alla cooptazione dell’attuale segretario Massimo Lapucci. Ferak, nel cda di Effeti, esprime infatti Roberto Meneguzzo e Angelo Ceccato.

Quanto alla lista Mediobanca, i dieci nomi sono: Gabriele Galateri, Mario Greco, Vincent Bolloré, Francesco Gaetano Caltagirone, Lorenzo Pellicioli, Clemente Rebecchini, Paolo Scaroni, Alberta Figari, Sabrina Pucci e Ornella Barra. Un insieme di nomi importanti con tre new entry di peso, le tre figure femminili, che completano il percorso di revisione della governance del Leone avviato nel 2007 con l’ingresso nel board dei primi rappresentanti del mondo dell’imprenditoria. Un percorso successivamente consolidato con lo snellimento del cda, passato da 20 a 11 membri, e una ripartizione più lineare delle deleghe. Infine, la lista di Assogestioni, che esprime il consigliere di minoranza, porterà con ogni probabilità alla conferma di Paola Sapienza.

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