Così rinasce il Montepaschi

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4 aprile 2013 di Stefano Melia


«Mps ha svoltato. Abbiamo licenziato un bilancio pesante in termini di accantonamenti e rettifiche ma ora riallineato ai corretti valori delle principali poste patrimoniali.

Mi riferisco alla componente crediti, alla finanza e agli avviamenti. È un bilancio pulito, che ci pone con indicatori patrimoniali equilibrati rispetto al resto del sistema e con una qualità dell’attivo che rappresenta un buon presupposto per continuare il percorso di rilancio della banca». L’amministratore delegato diMontepaschi, Fabrizio Viola, non si preoccupa della reazione scomposta del mercato all’annuncio dei numeri 2013, ed è fermamente convinto che la strategia intrapresa possa portare la banca fuori dal guado. «Credo che il mercato abbia semplicemente reagito sulla base di dati puntuali, enfatizzando le componenti straordinarie del bilancio, e abbia adeguato al ribasso il valore del titolo. Il percorso che abbiamo intrapreso non è brevissimo e gli investitori devono metabolizzarlo. Devono toccare con mano l’avanzamento del progetto e convincersi che l’Mps di oggi è molto diverso da quello del passato».

 

Domanda.

Come definirebbe oggi la situazione patrimoniale e finanziaria diMps?

Risposta. La solidità patrimoniale diMps è ben rappresentata da quelli che sono gli indicatori di bilancio, calcolati considerando anche il rafforzamento patrimoniale conseguente all’emissione dei Monti Bond. Se consideriamo quest’ultima operazione, il Core Tier1 supera l’11%, anche se siamo consapevoli che nei prossimi anni dobbiamo migliorare la qualità del nostro capitale, consentendo il rimborso dei bond e sostituendolo con capitale di alto livello

D. Quanto hanno pesato sul bilancio le rettifiche aggiuntive richieste da Bankitalia?

R. Su circa 1,4 miliardi, circa 700-800 milioni sono riconducibili a un aumento delle coperture sui crediti. La manovra è stata in parte condivisa con Bankitalia, anche se larga parte degli accantonamenti erano già in programma.

 

D. Come si presenta il rapporto di copertura dei crediti in difficoltà?

R. Abbiamo un livello di copertura dei cosiddetti crediti anomali che è uno dei più alti del sistema, sia nella componente sofferenze che nella componente incagli. Un altro elemento di grande qualità che emerge dai conti.

 

D.

Quindi avete svalutato quasi tutto, ma non proprio tutto.

R. Se parliamo dei crediti, abbiamo svalutato tutto quello che era necessario svalutare, tenendo conto di una congiuntura economica che certamente non è positiva. Su portafoglio finanziario e avviamenti, invece, abbiamo ripulito integralmente.

 

D. A inizio anno è stato inferto un vulnus alla credibilità della banca. Che cosa state facendo per restituire credibilità all’istituto?

R. Il periodo di crisi è rimasto circoscritto a un mese, in cui però la banca ha dato prova di grande forza e solidità. L’esempio più forte è venuto dai colleghi che hanno lavorato presso le filiali: con grande professionalità e attaccamento alla banca hanno gestito quella fase con una comunicazione corretta nei confronti della clientela, dimostrando, a parole prima e nei fatti dopo, che i problemi che hanno generato questa crisi reputazionale erano circoscritti, sotto controllo, gestiti attivamente dall’attuale management e soprattutto risolti. Proprio ai dipendenti va un particolare ringraziamento.

 

D. Eppure in quei giorni, come voi stessi avete ammesso, una fuga dei depositi c’è stata.

R. Abbiamo dovuto combattere una crisi reputazionale aggravata dall’enfasi mediatica che ha avuto la storia dei nostri derivati. Partita a fine gennaio, si è protratta fino a fine febbraio per concludersi curiosamente con la scadenza elettorale. Abbiamo avuto un gennaio molto buono per la raccolta diretta, poi febbraio ha risentito in misura significativa delle turbolenze, mentre marzo è tornato a essere molto positivo con la creazione di nuovi depositi e l’emissione di obbligazioni. La crisi è stata circoscritta in un orizzonte temporale abbastanza breve.

 

D. Avete riscontrato un flusso di ritorno dopo lo spavento iniziale?

R. Assolutamente sì. Il mese scorso è stato caratterizzato da una raccolta diretta estremamente positiva e di qualità, con nuovi clienti anche nelle componenti più sofisticate. Mi riferisco al private banking e ai clienti facoltosi.

 

D. Risolto il problema svalutazioni, va ora affrontato il tema dei ricavi, indispensabili per recuperare redditività.

R. La struttura di bilancio e il modello di business prevalente fanno sì che le banche italiane siano aziende particolarmente sensibili all’andamento dei tassi d’interesse. Ora il loro livello è vicino allo zero, il che rappresenta una condizione assolutamente straordinaria. Ciò ha determinato un impatto sul margine d’interesse, che è la componente più rilevante del totale dei ricavi. Per cercare di compensare l’effetto negativo, l’unica strada è quella dei servizi e delle commissioni. Noi la stiamo perseguendo. Questo non significa aumentare il prezzo di servizi già offerti ma riuscire, compito oggettivamente non facile, ad ampliare la gamma di offerta di servizi nei confronti della nostra clientela. Malgrado la condizione non semplice in cui abbiamo lavorato, devo dire che ci sono segnali positivi in questo senso: basta verificare l’andamento delle commissioni del risparmio gestito e in particolare sulla bancassicurazione, dove tra l’altro abbiamo aumentato in misura significativa anche le nostre quote di mercato.

 

D. Le grandi banche commerciali da inizio anno mostrano un forte desiderio di tornare al wealth management. L’andamento del sistema fondi in questi primi tre mesi sembra andare in questa direzione. È una strada che intendete intraprendere anche voi?

R. È una strada che stiamo percorrendo. Già prima del mio arrivo, il gruppo aveva investito molto in questo ambito, non solo nell’area dei promotori finanziari ma in quella più ampia del wealth management. Ha investito in strumenti, perché le piattaforme per il supporto alla consulenza di cui oggi disponiamo sono oggettivamente di grande qualità. Abbiamo una gamma di prodotti assolutamente adeguata sia nell’ambito del risparmio gestito tradizionale – mi riferisco ai fondi e anche alle gestioni patrimoniali che nell’ultimo anno sono cresciute in misura significativa – sia nel settore della bancassicurazione dove la jv con il gruppo Axa è uno dei punti di forza del gruppo in questo momento.

 

D. Ci sono mai state in questi ultimi mesi frizioni o tentennamenti con i vostri partner di Axa?

R. I rapporti sono sempre stati ottimi anche nella fase più difficile, sempre basati su un reciproco rispetto e un’assoluta condivisione degli obiettivi.

 

D. Si parla da mesi di un possibile partner per la banca.

R. Non è un tema oggi in agenda. L’impegno mio e di tutto il management è di completare questo processo di rilancio Di certo nel piano industriale c’è uno schema di rimborso dei Monti bond fatto non soltanto di autofinanziamento ma anche di operazioni straordinarie, che riguardano aumento di capitale e cessioni di asset.

 

D. Poco fa ha sottolineato la necessità di un patrimonio di qualità. Come si immagina il nuovo Monte dei Paschi dopo l’aumento di capitale?

R. Credo che per attirare investitori sia necessario avere i conti a posto, con la necessaria trasparenza e soprattutto con la prospettiva di una redditività sostenibile nel tempo. Altrimenti, anche considerando i problemi del sistema Paese, il compito è pressoché impossibile. Nel momento in cui le condizioni saranno opportune, credo comunque che il capitale del Monte possa aprirsi a investitori strategici con una visione di medio e lungo periodo. Investitori che riconoscano nella banca un investimento di valore sotto il punto di vista del rischio e della redditività, e che condividano il progetto del management, basato su una banca stand alone. Problemi di categoria di investitori o di nazionalità non me ne pongo.

 

D. Pur apprezzando la pulizia di bilancio, molte case d’investimento ieri si sono chieste se sia ancora possibile mantenere i target originari del budget. Sono previste correzioni?

R. Il piano resta valido nelle sue azioni e nei suoi obiettivi. C’è però un contesto esterno che risulta peggiore rispetto alle ipotesi, pur conservative, che avevamo tracciato a giugno. Qualcuno in quei giorni ci aveva addirittura tacciato di eccessiva prudenza. In realtà i fatti hanno confermato le nostre previsioni e anzi, in alcuni casi – soprattutto per quanto riguarda i livelli dei tassi – la realtà è stata peggiore delle previsioni. Per questo stiamo ragionando, anche in ambito di discussione con la Commissione Europea, di eventuali azioni di rafforzamento del piano che ci consentano di compensare gli effetti negativi dello scenario esterno.

 

D. Come procede la realizzazione del piano?

R. Stiamo avanzando a una velocità molto superiore rispetto al previsto. Qualche esempio concreto: contavamo di chiudere 400 filiali nel triennio, ma in realtà a fine 2013 ne avremo già dismesse un numero analogo, con un’accelerazione piuttosto forte. Nel medesimo arco temporale avevamo inoltre previsto di eliminare 100 dirigenti sui 500 complessivi, obiettivo già raggiunto nel 2012. Sotto il profilo dei costi, insomma, la macchina è orientata nella giusta direzione e se possibile cercheremo di accentuare e intensificare questa azione. Sotto il profilo dei ricavi, invece, lo scenario di mercato è più complesso.

 

D. Accanto all’azione di responsabilità contro gli ex vertici, ritenete sia possibile far valere la nullità per illiceità dei contratti derivati, oppure intraprendere altre azioni in grado di avere impatti significativi sui prossimi bilanci?

R. Come sempre accade in questi casi, una banca deve muoversi con grande determinazione ma anche con adeguata prudenza. Abbiamo condotto un’attenta analisi di tutti i fatti oggetto di attenzione anche da parte della magistratura e abbiamo concluso che il percorso più opportuno per difendere e tutelare i nostri interessi, e per cercare di avere un ristoro dei danni subiti nel corso del tempo, sia l’azione che abbiamo attivato al Tribunale di Firenze. Quest’ultima si accompagna all’azione di responsabilità nei confronti di alcuni esponenti dell’ex vertice e coinvolge anche due importanti banche internazionali. Ovviamente, la nostra azione di tutela della banca non si ferma qui: osserviamo con grande attenzione lo sviluppo delle indagini in corso e siamo molto interessati a quelli che saranno gli esiti. Metteremo in campo tutte le azioni che sono in nostro potere per tutelare tutti gli interessi della banca e degli stakeholder.

 

D. Si è fatto un’idea della ratio di quelle operazioni?

R. Quei contratti sono stati stipulati con l’unico scopo di coprire delle perdite che negli anni scorsi, tra il 2008 e il 2009, erano state generate da operazioni finanziarie.

 

D. Quanti Btp a lunghissimo termine avete ancora in portafoglio?

R. Abbiamo i titoli a servizio delle due operazioni Nomura e Santorini, circa 5 miliardi di euro complessivamente.

 

D. Per gestire miliardi di euro di titoli di Stato occorrono strumenti derivati?

R. Non necessariamente. Servirebbe invece una condizione di mercato migliore rispetto a quella attuale. Se lo spread oscillerà all’interno del range in cui si è mosso negli ultimi 12 mesi, occorrerà aspettare ancora e portare avanti una strategia quasi da cassettista. Se la situazione di mercato migliorerà, potremo invece attivare operazioni che consentiranno di ridurre il peso di quegli strumenti. Complesse operazioni di ingegneria finanziaria, per lo meno finché ci sarò io, Mps non ne farà.

 

D. Il Monte resterà la banca di Siena?

R. Occorre distinguere due condizioni: la banca in quanto proprietà e quella intesacome luogo fisico dove risiede la direzione generale. In prospettiva futura, credo che le due condizioni siano incompatibili tra loro. Se vogliamo che la banca resti a Siena, è opportuno creare le condizioni per cui la banca non sia più di Siena. Occorre pertanto un azionariato molto più diffuso ed esteso anche geograficamente. Se pensiamo di mantenere le due condizioni, corriamo il rischio che, in prospettiva, non sia attuabile né la prima né la seconda condizione. In futuro la banca avrà bisogno di nuovo capitale e quindi occorrerà aprire a nuovi azionisti. Questa è la condizione necessaria, ma forse non sufficiente, perché la banca resti a Siena.

 

D. Che cosa si aspetta dall’Europa?

R. Sotto il profilo della liquidità, ritengo che la Bce abbia fatto moltissimo negli ultimi mesi, mettendo a disposizione del sistema tutte le risorse finanziarie che servivano. In questo modo ha evitato tensioni finanziarie eccessive che si erano palesate a fine 2011. In definitiva, la Bce ha fatto un lavoro molto utile. Dobbiamo ricordare sempre, tuttavia, che il sistema bancario italiano è caratterizzato da una situazione in cui gli impieghi sono da anni superiori ai depositi. Per quanto riguarda il capitale, invece, credo sia fondamentale che rapidamente a livello europeo si individuino regole di vigilanza prudenziale che fissino chiari e indiscutibili paletti in termini di indicatori patrimoniali, uguali per tutti.

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