La protezione del capitale sbanca tutto

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8 aprile 2013 di Stefano Melia


Protezione, è il ritornello che, come dicono gli stessi private banker, negli ultimi tempi, si ripropone regolarmente in tutti i colloqui con i clienti. Alcuni, sostengono addirittura che, da un anno a questa parte, la protezione è il tema centrale, se non l’unico argomento di conversazione. «Siamo arrivati al punto, — dice Maurizio Zancanaro amministratore delegato di Aletti (gruppo Banco Popolare), con masse in gestione per 24 miliardi di euro — che, oggi, i clienti non ci chiedono più quanto hanno reso i loro investimenti, ma se siamo stati capaci di preservare il capitale».
Dubbi
L’incertezza, dunque, toglie il fiato anche ai super ricchi che, in ansia per il futuro della famiglia, puntano sulle polizze che coprano tutti i rischi possibili. I dati di Aipb (Associazione italiana private banking) parlano chiaro: la componente assicurativa nei portafogli private è passata dal 18,6% nel 2010 al 19,3% a fine 2012. Con una percentuale leggermente superiore (che arriva fino al 22%) per patrimoni da 500 mila a 5 milioni di euro. Mentre si abbassa all’11-12% nei portafogli più consistenti. Dati confermati anche dagli operatori. «Le polizze sono quelle che hanno avuto il maggior incremento nei portafogli private — spiega Andrea Ragaini, amministratore di Banca Cesare Ponti (2,4 miliardi di patrimonio gestito) —. Nel 2012 complessivamente il ramo vita e il danni sono lievitati del 13% rispetto al 2011». Con un incremento dichiarato del 12%, sono in linea con i dati Aipb anche Unicredit private banking ed Aletti, dove sono state molto gettonate le polizze a capitale garantito.
Dunque, di fronte all’attuale situazione economica e politica, i super ricchi si mettono al riparo e cercano di difendere non solo il patrimonio finanziario e immobiliare (lo fa il 62% degli intervistati Aipb), ma anche di assicurarsi da tutti i possibili rischi della vita quotidiana e dalle incognite derivanti dalla crisi, come la perdita del lavoro che è fonte di preoccupazione per il 17%. Ma, la prima causa d’inquietudine, dichiarata dal 69% delle famiglie italiane più facoltose, è la salute. Con il 42% degli intervistati in apprensione anche per la possibile perdita dell’autosufficienza. Mentre quasi la metà (48%) ritiene importante salvaguardare il tenore di vita della famiglia dopo la propria morte. Ma, a turbare il sonno dei super ricchi, ci sono anche i rischi professionali e la preoccupazione di mantenere lo stesso tenore di vita dopo l’uscita dal mondo lavorativo.
Sempre secondo l’indagine Aipb, l’80% del campione delle famiglie possiede almeno un prodotto assicurativo a copertura di tali rischi, con una spesa annua che supera i 7.500 euro. Estendendo tale risultato all’universo delle famiglie private, la spesa complessiva stimata per il segmento assicurativo sarebbe pari a 3,6 miliardi di euro.
Strumenti
Tra gli strumenti di protezione a disposizione delle sostanziose ricchezze, ci sono anche il trust e il fondo patrimoniale di famiglia. Due soluzioni, però, usate solo marginalmente e solo da patrimoni molto ingenti. «Il trust — spiega Manuela Soncini responsabile asset protection di Unicredit private banking (86,8 miliardi di masse in gestione) — è un istituto che permette di segregare i componenti del patrimonio a favore di determinati beneficiari o per taluni precisi scopi, come la gestione della successione».
Tuttavia — aggiungono da Intesa Sanpaolo private banking (76,6 miliardi di patrimonio) — dati i costi e il fatto che il titolare debba spossessarsi completamente dei propri beni, il trust è utilizzato solo da chi dispone di patrimoni mediamente sopra i 50 milioni. Per la protezione degli immobili è più diffuso il fondo, dove, sia i beni, sia i redditi da essi derivanti, non sono aggredibili da eventuali creditori.

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