I nostalgici della mediazione Creditizia: old Style

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9 aprile 2013 di assofinmedredazione


Che il mercato della mediazione creditizia stesse cambiando  è stato più volte ribadito e con insistenza è emersa l’esigenza di chiarezza e di un inasprimento da parte degli attori coinvolti nei confronti di chi sul mercato opera in modo irregolare.

Abbiamo denunciato questa piaga del settore creditizio, senza però alcun riscontro da parte e degli operatori e delle stesse istituzioni coinvolte.

Ma ecco che le società iniziano ad attivarsi per garantirsi, innanzitutto, nei confronti della stringente normativa, ma soprattutto emerge l’esigenza di annoverare nel proprio team professionisti del credito, che si facciano portatori di un’etica professionale sia nei confronti delle istituzioni bancarie e/o finanziarie che nei confronti del consumatore.

Accade infatti che una nota società di Mediazione Creditizia milanese abbia imposto ai propri collaboratori, che desiderino continuare a operare, il versamento di una quota pari a € 600,00 + IVA a titolo di “rimborso spese amministrative, gestionali e informatiche”, per l’anno in corso. Tale quota sarà dovuta alla società da parte del collaboratore, finché lo stesso non abbia raggiunto un fatturato di € 35.000,00 annui.

Appare palesemente ovvio che la società che fino al 31 Dicembre 2012 ha ingurgitato, senza alcun discrimine,  nelle proprie file operatori del settore, avverta ora la pressante e decisiva esigenza di “fare pulizia”, creando i presupposti per una selezione naturale e professionale dei propri collaboratori, in virtù, soprattutto, della imprescindibile necessità di garantirsi un fatturato che giustifichi e sostenga quei rischi e adempimenti cui oggi il D.lgs. 141/10 impone a tutte le società di Mediazione Creditizia.

E ancora. La società milanese tratterrà per sé una quota provvigionale, pari allo 0,20% sull’erogato, diversamente spettante al collaboratore, nel caso in cui quest’ultimo non chiederà di emettere fatture di mediazione verso il Cliente. Non è, evidentemente, un’autorizzazione a farsi riconoscere delle commissioni in nero, ma chiaramente un invito alla correttezza nel momento in cui si decida di operare all’interno della struttura.

A sostegno di questo, la decisione da parte della società di Mediazione milanese di creare e diffondere una black list per tutti quei collaboratori che non si allineano ai disposti di legge, ovvero quei nostalgici che ancora continuano a sporcare l’immagine del Mediatore Creditizio e a minare alla base la fiducia del consumatore nei confronti del vero e solo professionista, che oggi sopravvive, sgomitando in uno scenario ancora da limare e illuminare.

La denuncia di questo malfunzionamento operativo per l’ennesima volta non avviene da parte degli istituti bancari e/o finanziari, i quali invece ormai da ogni dove continuano a dirsi corresponsabili del ristagno di questa illegalità non ancora sventrata. E’ forte la rabbia degli operatori che vedono palesemente disattesi i disposti di legge: nostalgici della vecchia mediazione vengono ancora accolti tranquillamente agli sportelli bancari, mentre i nuovi professionisti del credito, che hanno faticosamente sostenuto tutte le incombenze burocratiche che gli consentono oggi di operare all’interno dei disposti di legge, ancora più faticosamente devono sopravvivere, e non solo per la situazione economica ormai ben nota.

Redazione Assofinmed

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3 thoughts on “I nostalgici della mediazione Creditizia: old Style

  1. paolo ha detto:

    Purtroppo viviamo in un mondo in cui tutti sono specializzati su come fottere il prossimo e nessuno sa dove mettere le mani se c è da impostare un lavoro fatto bene.
    La normativa c è ed è di facile interpretazione e se proprio volgiamo dirlo, di ancora più semplice applicazione.
    Il Borker non puo essere legato alle parti e quindi niente mandati: al posto del mandato basta un semplice convenzione come si faceva e si fa in banca per i conti correnti.
    Se mi porti un cliente con più di 3.000 euro ( esempio ) posso fare spread 3..se mi porti un cliente con più di 4.000 euro ( esempio ) ti faccio spread 2,70. semplice no ?
    oppure basta dire: dalla società X voglio solo clienti da 4.000 euro in su e quindi spread unico 2,50%.
    Riconoscimento Società e riconoscimento collaboratore + eventuale mediazione da parte del direttore di filiale che rilascia ricevuta.
    e invece no: le società di mediazione devono fare i vigilantes sui collaboratori perdendo tutte le attività commerciali perché non cè e tempo. 10 impiegate per gestire le attività di compliance perché tutte le banche non vanno sull OAM a leggersi i nomi dei collaboratori ed ogni banca vuole un elenco messo in modo diverso dall’altra banca.
    le convenzioni con le società di mediazione hanno spread più alti dello sportello di almeno 1,5% punti e il direttore di filiale ritira le pratiche dai collaboratori o ex mediatori senza nemmeno entrare nel merito se questo è un abusivo o se solamente sta fottendo la società che lo ha iscritto negli elenchi OAM.
    lasciamo stare taeg teg e tutte ste cose fatte solo sulla carta perché la filiale non entra nemmeno nel merito .

    io che sono in confidenza con la mia direzione, ho detto di CANCELLARCI DALL OAM per almeno 2 anni e invito TUTTE le società a cancellarsi immediatamente o a non pagare il contributo 2013.
    l OAM ha incassato 12 milioni di euro e nemmeno vanno a lavorare il mattino adesso che il conto corrente è a posto
    saluti

  2. paolo ha detto:

    a proposito : l 8 marzo la mia società ha fato un istanza ( la chiamano procedimento in OAM ) per cancellare un paio di collaboratori.
    Da quella data il portale è bloccato perché se non va in delibera ( ??? ) la cancellazione ( perché potrebbero dirci di no e di tenerci i collaboratori ??? ) non si possono inserire latri collaboratori o cancellarli o se vogliamo usare la loro parola, inserire un altro procedimento.
    da metà marzo abbiamo 30 collaboratori da inserire e non possiamo farlo perché l area riservata è bloccata.
    ma vi sembra il modo di lavorare ??? questi impiegano un mese per deliberare una cancellazione, poi un altro mese perché un ragazzino si metta al pc a cancellare i due collaboratori e a riabilitare il portale…
    ma chi ce lo fare ???
    l’Organismo è da abolire °: basta una persona di banca d’ italia per far tutto..e non parliamo del milione e mezzo che hanno speso per fare un sito che con 10.000 si faceva e sicuramente più funzionale.
    CANCELLIAMOCI TUTTI DALL ORGANISMO PERCHE NON SIAMO TUTELATI DA NESSUNO E ALLO STATO ATTUALE LE Società DI MEDIAIZONE NON HANNO SENSO DI ESISTERE. SE VOGLIONO DEI VIGILANTES, CHE CHIAMINO LA GUARDIA DI FINANZIA CHE è PAGATA CON I SOLDI DELLO STATO E NON LA SOC MED CEH USA SOLDI DEGLI IMPRENDITORI

    VERGOGNA
    VERGOGNA
    VERGOGNA

  3. francescoravveduto ha detto:

    di due l’una! l’articolo stigmatizza i comportamenti degli intermediari o quello del mercato, inteso come il coacervo di interessi contrastanti nel marasma di istituzioni finanziarie e creditizie che si confrontano con numeri in costante decremento?
    Mi spiego meglio, parlando con cognizione di causa, gli intermediari / mediatori del credito nascono per coadiuvare il mercato o contro il mercato?
    Nel secondo caso possono anche desistere dall’operare; tanto ad oggi gli sportelli bancari sono sufficienti a rispondere ad una domanda già asfittica di suo, che non ha bisogno dei “soliti nomi” per depredare e tagliaggiare ulteriormente “operatori professionali” espulsi dal lavoro per l’incapacità manageriale degli stessi “signori del credito”, arrichitisi anche al limite della legalità!
    Concludo sostenendo che non saranno i 600€+iva o il trattenere una quota parte della provvigione a ripulire il mercato dagli operatori più opachi, anzi!
    Iniziative del genere fanno pensare che il mediatore del credito ex dlgs 141/2010 ha preso male le misure sia per sé che per gli altri e, dunque, per contrappasso, se la società rapina il collaboratore, quest’ultimo rapinerà il cliente (storie trite e ritrite).
    Pretendere un’etica professionale non può essere una scommessa, nè un costo, nè una imposizione normativa (se bastassero le leggi non dovremmo stare a raccontarci quotidianamente tutte le nefandezze di cui siamo capaci) bensì un’ordinata costruzione di un percorso lavorativo e certezza di risultati economici, che oggi è ancora lasciata al caso per l’assenza di proattività aziendale e desolante abbandono del presidi territoriali, dove vige la legge del più forte: io Tarzan, tu Jane e il cliente fa la scimmia; dove l’azienda ha il prodotto (sotto ricatto delle banche) e il collaboratore ha il cliente! Trattiamo?

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