Più bancari nel futuro di Doris. Parla Stefano Volpato

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11 aprile 2013 di Stefano Melia


Cosa ci dobbiamo aspettare da Banca Mediolanum nel 2013?
La più grande intuizione che ha avuto Banca Mediolanum, ce l’ha avuta 15 anni fa. Ci siamo accorti che il promotore finanziario oggettivamente genera valore con un approccio evoluto corretto e sistematico ma nonostante questo detiene il 6% delle masse. La verità è che la gran parte delle masse si forma all’interno delle banche. Detenendo il patrimonio dei risparmiatori è logico che abbiano la stragrande maggioranza delle masse e i pf solo il 6%. Per questo noi abbiamo deciso di fatto di uscire dal mondo dei promotori finanziari. Vogliamo avvicinarci a un modello più bancario. Ci siamo spostati, oggi esistono altre banche che scelgono di essere banche come appoggio all’investimento. Noi stiamo scegliendo una strategia completamente diversa. Noi vogliamo essere veramente banca. Vogliamo essere presentissimi nei mutui, nei fidi, nel credito. Tutto ciò che è “tipicamente banca”. Questa è stata una rivoluzione profonda che ha determinato un cambio della cultura aziendale. Noi siamo una realtà bancaria che non vuole più confrontarsi con le reti di vendita, ma con realtà bancarie come Intesa o UniCredit. Il risultato di questa nostra scelta è che se si va a vedere la capitalizzazione di Borsa, oggi Banca Mediolanum è la quarta banca per capitalizzazione di Borsa quando al terzo c’è Mediobanca, che di fatto non è una banca retail. Dunque tra gli istituti retail noi siamo al terzo posto. Inoltre, avendo creato una banca solo 15 anni fa, non abbiamo fatto l’errore di creare una banca tradizionale comprando sportelli e appesantendoci. Abbiamo una banca così snella che ci consente di avere una competitività che altre banche non possono avere. Noi ci siamo accorti che il mondo bancario, ad oggi, presenta delle inefficienze strutturali mostruose, costi mostruosi. La crisi del sistema bancario, per non considerare esuberi i propri dipendenti, sta proponendo al personale la strada della promozione finanziara. L’alternativa per queste persone di questi tempi purtroppo non c’è perché siamo in una fase di ripensamento dell’intero sistema bancario. Queste carriere hanno la naturale evoluzione nel nostro modello. A queste persone proponiamo di fare il direttore di banca, di attirare clientela e non di fare il semplice promotore finanziario.

Quanti banker volete reclutare nel 2013? 
Ci piacerebbe inserirne circa duecento.

Che progetti avete per le nuove tecnologie? 
Dall’anno scorso abbiamo la firma digitale. Abbiamo la one time password, una seconda chiave criptata che il cliente riceve sul cellulare come firma per le sue operazioni. Non la firma sull’iPad, dunque. Per ora abbiamo tutta l’offerta fondi in versione digitale e entro quest’anno ci saranno tutti i prodotti e tutta la modulistica.

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