Carige Vertici divisi. Da ottocento milioni

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29 aprile 2013 di Stefano Melia


Genova al bivio. La vecchia Cassa di risparmio — erede di quel Monte di Pietà fondato nel 1483, 530 anni fa — è all’incrocio: quale strada prendere? Deve trovare 800 milioni di euro e deve farlo rapidamente, suggerisce la Banca d’Italia. Le possibilità al momento appaiono due: o si mette mano al portafoglio, o si vendono i gioielli di famiglia.
Contro la prima scelta si è schierato il maggiore azionista, la Fondazione Carige presieduta da Flavio Repetto. La fondazione controlla il 47 per cento della banca e quell’asset rappresenta quasi il 95 per cento delle attività dell’ente. Uno squilibrio che, a vent’anni dall’entrata in vigore della legge istitutiva delle fondazioni bancarie, contrasta con il dettato della norma che sancisce una progressiva uscita delle fondazioni dalle banche. Ciò non è avvenuto e al momento Repetto può fare la voce grossa. Anche perché, sottolinea l’industriale dolciario, la banca va bene, produce utili. Chi rovina la festa sono le due assicurazioni del gruppo — in particolare Carige Danni, la ex Levante — che assorbono capitale e non restituiscono nulla agli azionisti. Anzi. Per di più, a Repetto, pesano ancora i 422,3 milioni di euro sganciati sull’unghia dalla fondazione cinque anni fa, in occasione dell’altro pesantissimo aumento di capitale da 950 milioni di euro: era il marzo del 2008.
In cinque anni quel miliardo è evaporato: venne chiesto per pagare gli sportelli comprati a caro prezzo da IntesaSanpaolo per tentare l’espansione fuori dalla Liguria, ma si rivelò un’operazione che nessuno ripeterebbe. Da quella primavera del 2008 le quotazioni delle azioni ordinarie Carige sono crollate da 2,455 euro a circa 50 centesimi, dopo aver toccato, il 27 aprile 2009, il massimo di 2,789 euro, con qualche preoccupazione anche del secondo socio, la francese Bpce, che ha in portafoglio poco meno del 10 per cento.
Il gruppo genovese ha chiuso il 2012 con un rosso di 63,2 milioni di euro e, secondo le indicazioni della Banca d’Italia, a fronte di un risultato negativo non è possibile distribuire dividendi per non pregiudicare la solidità dell’istituto. Una decisione che, da un anno all’altro, importa sulle entrate della Fondazione per più di 70 milioni di euro. Un salasso. Così Repetto ha battuto il pugno sul tavolo e a muso duro ha imposto le sue ragioni al presidente della Cassa, Giovanni Berneschi, per anni l’uomo del credito in Liguria, l’anima stessa di quella Cassa di risparmio in cui entrò nel 1957. Berneschi, refrattario alla vendita delle compagnie di assicurazione, vorrebbe mantenere immutato il perimetro del gruppo nonostante il consiglio di amministrazione del 19 marzo 2013 abbia messo a verbale che l’aumento da 800 milioni deve essere realizzato «primariamente con la dismissione di assets», «quali le Compagnie assicurative ed eventuali altri», mentre per la parte residuale, che «il Consiglio auspica essere la minore possibile, attraverso un aumento del capitale sociale da offrire in opzione agli azionisti». Lo scontro è stato vivace e stamattina, in assemblea — dalle 10,30 in piazza Matteotti, 9 a Genova — la tensione tra i due grandi vecchi di Carige, sarà tangibile.
Ennio La Monica, il direttore generale del gruppo, è in equilibrio tra Berneschi — di cui è professionalmente creatura — e Repetto, che nei fatti è il suo datore di lavoro. Rispondendo alle indicazioni del consiglio di amministrazione La Monica ha già messo in vendita Carige Danni e Carige Vita, le due compagnie di assicurazione da cui conta di recuperare tra i 400 e i 600 milioni di euro. In corsa sono in cinque: MunichRe, Axa, Allianz, Zurich e Cattolica.
Parallelamente sono in vendita una serie di immobili, oltre alla totalità di Carige asset management sgr e al 20,6 per cento del capitale dell’Autostrada dei Fiori. Basterà per fare ottocento? A Genova lo sperano tutti. Sia Repetto, stanco di scucir palanche, sia Berneschi, che per restare in sella dovrà separarsi a malincuore da quelle compagnie dove lavora, da anni, anche il figlio.

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