I Monti-bond diventano l’incubo di Mps e di Profumo

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30 aprile 2013 di Stefano Melia


Niente prese in giro. Oltre 3 miliardi di perdita nel 2012. Le possibilità di mantenere l’indipendenza e la sede a Siena, in questa situazione, dipendono solo dalla restituzione dei Monti-bond.

Un obiettivo “non scontato”, secondo il presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo. Del resto una nazionalizzazione non sarebbe possibile. “La Commissione europea non approverebbe mai un piano industriale in cui lo Stato rimanesse azionista rilevante di Banca Monte dei Paschi”, e se il Tesoro entrasse nell’azionariato del gruppo, sarebbe la fine della Fondazione Mps.

I numeri di Mps

L’assemblea dei soci di Banca Mps ha approvato il bilancio d’esercizio 2012 chiuso con una perdita di 3,17 miliardi. Ha votato a favore il 98,79% del capitale, contrario lo 0,24%.

La restituzione dei Monti bond

“La principale sfida che ha davanti la banca è il rimborso dei Monti Bond. Dobbiamo farcela, è l’unico modo per mantenere l’indipendenza e la sede a Siena”. Così il presidente di Mps, Alessandro Profumo, intervenuto all’assemblea degli azionisti. “Dobbiamo averne consapevolezza – avverte – o ci prendiamo in giro”. ”La banca ce la può fare – continua Profumo – ma dico con chiarezza che nulla è scontato”.

L’obiettivo del taglio dei costi

Per riuscire a rimborsare i Monti Bond, il presidente di Mps vede “due passaggi” decisivi: “Recuperare redditività” e “aumentare la solidità patrimoniale passando per un aumento di capitale”. Tutto questo, “in uno scenario che vedrà i ricavi scendere per effetto del mondo esterno”. Quindi, per Profumo, è indispensabile continuare nel “taglio dei costi”. Altre vie non ci sono: “Non ci sono ricette magiche, se non vogliamo prendere in giro se stessi e gli altri”, ha sottolineato.

La svolta nella trasparenza

“Con l’approvazione di questo risultato di fine anno la banca ha totalmente svoltato sotto il profilo della trasparenza e della situazione patrimoniale”. ”Sappiamo che il margine finanziario si comprimerà e purtroppo quello che abbiamo visto nella seconda parte del 2012 ci dà ragione. Sappiamo anche però che tutte le banche dovranno percorrere la nostra stessa strada nella riduzione dei costi. E in questo avremo come Mps un vantaggio competitivo”, ha detto Profumo.

Aumento di capitale? Niente banche

“Quando si parlerà di aumento di capitale, ci piacerebbe trovare, insieme ai principali azionisti di oggi, degli azionisti che condividano il progetto ma che non siano un altro gruppo bancario”. Il prossimo aumento di capitale? ”Finché non si sarà conclusa la negoziazione con la commissione europea per il supporto governativo non è possibile nemmeno pensarci. Quindi dobbiamo lavorare intensamente per portare la banca a risultati migliori”, ha osservato Profumo.

L’ipotesi nazionalizzazione

La Commissione europea non approverebbe mai un piano industriale in cui lo Stato rimanesse azionista rilevante di Banca Monte dei Paschi, ha precisato il presidente Profumo. Rispondendo alla questione dei “rischi di un ritorno alla banca pubblica”, il presidente di Mps ha affermato: “Avendo noi un rilevante supporto governativo, siamo soggetti all’autorizzazione del piano industriale della Commissione Ue. Un progetto nel quale si tornasse indietro sotto il profilo della governance, con il rischio di rivedere errori già compiuti, non verrebbe mai approvato”. D’altra parte, “la Fondazione Mps fallirebbe se il Tesoro entrasse nell’azionariato della banca. Si parla sempre di alcune cose senza riflettere sulle conseguenze -ha aggiunto Profumo- la Fondazione avrebbe più debiti di quanto non avrebbe all’attivo”.

Il portafoglio finanziario “lineare”

“Il portafoglio finanziario” di Banca Monte dei Paschi “oggi è molto lineare”, ha invece assicurato l’ad Fabrizio Viola. L’avvio dell’incorporazione di Banca Antonveneta si sta concludendo in queste ore”, ha spiegato, aggiungendo che “c’è uno snellimento dei presidi delle direzioni di area territoriale”.

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