Un po’ di ossigeno per le famiglie con mutuo

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3 maggio 2013 di Stefano Melia


Com’era nelle previsioni, la Bce ha tagliato i tassi. Si tratta del primo taglio dal luglio 2012 e il quarto dal settembre del 2011. La minore onerosità del credito dovrebbe produrre effetti su tutti gli operatori economici, che sinteticamente possiamo ridurre a enti pubblici, banche, famiglie e imprese. Lo Stato e gli enti territoriali dovrebbero potersi indebitare a tassi più contenuti. Questa è certamente una buona notizia per gli esausti forzieri pubblici, pur in presenza di uno spread così volatile. Le banche potranno prendere a prestito denaro a tassi inferiori dello 0,25% su gran parte delle operazioni di finanziamento, così come per i prestiti marginali overnight, cioè le operazioni soggette alla presentazione di garanzie e della durata di un giorno in caso di necessità di liquidità da parte dell’istituto. Al contempo, i tassi zero sui depositi overnight delle banche presso la Bce dovrebbero disincentivare le prime dal parcheggiare liquidità presso l’Eurotower.
Per le famiglie che hanno contratto un mutuo per l’acquisto di una casa o di un bene mobile, il risparmio indotto dal taglio sarà pari a 1,24 miliardi di euro. Il beneficio medio annuo in capo a ciascuna famiglia italiana è stato a sua volta stimato mediamente in 49 euro. Le famiglie lombarde saranno quelle che riceveranno i maggiori benefici: a fronte di un debito di 111,2 miliardi, il risparmio medio annuo ammonterà a 64 euro. Seguono quelle del Lazio che, con una esposizione di 60,2 miliardi, avranno un risparmio di 58 euro, mentre al terzo posto si piazzano quelle del Trentino. Questi vantaggi saranno però percepiti solo dalle famiglie con mutuo a tasso variabile. Su un mutuo di 200mila euro e di durata ventennale, la rata è destinata a scendere di 25 euro al mese, cioè 300 euro l’anno. Non molto, ma si tratta comunque di un risparmio benvenuto.
Per quanto riguarda le imprese, secondo la Cgia, a fronte di un livello di indebitamento nei confronti delle banche pari a 958 miliardi, la riduzione del tasso dovrebbe dar luogo ad una contrazione degli interessi annui a carico del sistema imprenditoriale stimata in 2,39 miliardi. Per ciascuna impresa, la decisione della Bce dovrebbe consentire una riduzione della spesa media annua pari a 461 euro.
L’insieme delle misure dovrebbe contribuire a stimolare l’erogazione del credito, sebbene già fino ad oggi i tassi ai minimi non abbiano sortito alcun effetto positivo nel mercato interno del nostro Paese. Il taglio non basta però a rinvigorire un mercato interno asfittico, ma è certamente meglio di niente. Esso dovrebbe ridurre i tassi interbancari e quelli praticati alla clientela, ma da solo avrà scarso effetto se le banche continuano a non prestare denaro, strette come sono tra la necessità di migliorare i ratios patrimoniali e il timore di restare incagliati in crediti sofferenti. E soprattutto se le aziende non chiederanno risorse per finanziare nuovi investimenti, poiché afflitte da fosche aspettative di mercato. Come si è soliti ripetere, si può cercare di portare il cavallo all’abbeveratoio, ma non si può costringerlo a bere (per fortuna).

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