Su Unipol-Sai l’ultima parola all’Ivass

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15 Mag 2013 di Stefano Melia


Il maxi riassetto Unipol-Fondiaria Sai ha un ultimo ostacolo da superare: il sigillo dell’Ivass, l’Autorità di vigilanza del settore assicurativo che a breve riprenderà l’esame dei documenti e dovrà stabilire se cifre e concambi sono congrui. L’eventuale naufragio, o potenzialmente l’eventuale modifica dei termini dell’integrazione a quattro, è dunque legata esclusivamente all’esito della procedura di analisi dell’Authority.
Tutto il resto, soprattutto quanto emerso negli ultimi giorni, è storia. Una storia, tuttavia, che è affiorata in una fase assai delicata per la maxi fusione. Entro il prossimo 20 maggio Unipol completerà l’insieme di carte che l’Ivass ha chiesto a integrazione delle informazioni già fornite e da lì l’Autorità riprenderà l’esame del progetto per dare un responso definitivo entro luglio. I prossimi mesi saranno dunque cruciali per Unipol-Sai e le notizie degli ultimi giorni certo non agevolano il percorso. Almeno sulla carta la dichiarazione di Giulia Ligresti sui conti di Unipol e il buco sulle riserve FonSai rilevato dalla Procura di Torino sembrerebbero essere dei temi chiave, finanziariamente parlando.
In realtà, non sarebbe propriamente così. Giulia Ligresti l’altro ieri ha dichiarato all’AdnKronos che «la fusione con grande probabilità è destinata a naufragare» complici «le criticità patrimoniali di Unipol». Affermazione vaga e riferibile a un non meglio precisato problema sui “derivati”. Ora, la dichiarazione, oltre ad essere passibile di potenziali ripercussioni giudiziarie, non trova riscontro se realmente legata a un tema derivati. Diversamente, se Giulia Ligresti intendeva riproporre la questione strutturati, su questo Consob ha già detto la sua. Come è noto l’Autorità ha preteso una rappresentazione al fair value del portafoglio relativo agli strutturati della compagnia. Questo, tuttavia, ha avuto ripercussioni limitate. In particolare, la diversa contabilizzazione ha comportato un effetto del tutto trascurabile sul bilancio patrimoniale 2011 (una rettifica negativa per appena 7 milioni pari allo 0,017% dell’attivo patrimoniale) e del conto economico 2012 (positiva per 28 milioni). Insomma, chi dovesse mettere nuovamente in discussione il tema strutturati dovrebbe confutare sia le scelte della società, avvalorate peraltro da diverse perizie, sia le disposizioni Consob. Impresa ardua, ma qualcuno potrebbe sempre tentarla.
Il secondo argomento è quello emerso ieri a valle delle indagini avviate dalla Procura di Torino su Fondiaria Sai. Nel bilancio 2010 della compagnia, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato nascosto un «buco» nelle riserve sinistri di almeno 600 milioni di euro. È quanto ipotizzato dai magistrati di Torino Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, titolari di un fascicolo di inchiesta sul gruppo assicurativo. All’accusa di falso in bilancio, si aggiungerebbe quella di falso in prospetto e manipolazione del mercato. Questo, sul piano giudiziario,, sembrerebbe un colpo ben assestato, dal punto di vista economico, invece, va rilevato che non è un caso che dal 2011 al 2012 FonSai abbia rimpinguato notevolmente le riserve. Secondo i calcoli della Procura, considerato che nel 2010 la compagnia ha integrato la voce per 615 milioni, l’intervento complessivo in quell’occasione sarebbe dovuto essere di oltre 1,2 miliardi. Bene, agli atti è scritto che Fondiaria ha messo mano alle riserve per 810 milioni nel 2011 e per 808 milioni nel 2012. In tutto, dunque, oltre 1,6 miliardi di integrazione. In altre parole, “il buco” del 2010 sarebbe stato ripianato. Sul piano finanziario la scoperta della Procura non sembrerebbe quindi destinata a mutare gli equilibri del maxi piano di riassetto. Potrebbe incidere nella misura in cui, una volta dimostrato che il mercato è stato realmente manipolato, potrebbero scattare cause risarcitorie. Ed evidentemente a farne le spese sarebbe FonSai, o meglio, Unipol-Sai se dovesse andare a buon fine il piano di integrazione a quattro. Questa eventualità, tuttavia, appare allo stato troppo remota e il rischio risarcimento è, al momento, difficilmente quantificabile. Almeno dal canto suo Bologna non sembra quindi intenzionata a compiere alcun passo indietro. La palla, a questo punto, passa all’Ivass.

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