Del Vecchio presidente Fimec :”Netto calo di iscrizioni per gli agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi”

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20 maggio 2013 di Stefano Melia


I dati post riforma delle nostre categorie (Mediatori Creditizi ed Agenti in Attività Finanziaria) sono a dir poco drammatici: da circa 200.000 iscritti alla Banca d’Italia siamo arrivati a circa 7.800 iscritti all’OAM, dei quali effettivamente operativi al 18 aprile 2013 solo 2.455.
Obiettivamente il dato è allarmante: oggi in Italia sono operativi, cioè autorizzati ad operare, complessivamente tra Società di Mediazione, Società di Agenzia e Agenti Persone Fisiche solamente 2.455 soggetti iscritti all’OAM.
Del resto gli errori sono stati molti. Fin dal 2008 abbiamo cercato in tutti i modi di evidenziare alle Autorità competenti (Banca d’Italia, MEF, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Commissioni Parlamentari della Camera e del Senato, Associazioni del Settore Bancario) che due punti della riforma avrebbero letteralmente devastato il nostro settore:
– l’obbligo di un Capitale sociale di Euro 120.000 per i Mediatori Creditizi, con conseguente eliminazione dal mercato dei professionisti persone fisiche;
– il Monomandato per gli Agenti in Attività Finanziaria.
Quello che mi sento onestamente di dire, avendo seguito fin dal 2008 tutti i Tavoli di Lavoro, le Riunioni, le Audizioni sulla riforma delle professioni, è che purtroppo le Autorità competenti, con poca lungimiranza e con molta presunzione (come spesso avviene in Italia), si sono arroccate sulle loro posizioni, ignorando il punto di vista delle parti sociali. Bene, il risultato è sotto gli occhi di tutti: ai problemi scaturiti della generale crisi economica, hanno aggiunto anche la devastazione di una categoria che, fino ad alcuni mesi fa, produceva reddito ed occupazione.
Le motivazioni addotte sono sempre state le stesse: è necessario fare pulizia nel mondo del credito. Il problema è che, come abbiamo ampiamente visto dalle cronache recenti, sono state addossate sulle nostre categorie responsabilità di altri ed in particolar modo di alcune banche che ci hanno trascinato fino a questo punto.
Ed ora cosa possiamo fare? Appena avremo degli interlocutori nuovi nel Governo, nel Parlamento, nella classe politica e nelle Autorità competenti, dovremo perseguire di nuovo il nostro obiettivo di cambiare questa riforma ingiusta, che così articolata non porterà da nessuna parte.

Una colpa comunque ce la prendiamo anche noi come associazione, perché avendo nutrito sino alla fine la speranza e la fiducia di poter cambiare per vie politiche i punti dolenti della riforma, non abbiamo movimentato in maniera adeguata la nostra base associativa per promuovere azioni forti contro tutto questo.

Maurizio Del Vecchio

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